ll nuovo singolo del cantautore Francesco Aubry,  dal titolo “Tra incanto e l'inferno” è in uscita Venerdì 19 Giugno 2020 in radio, Spotify, iTunes e tutte le principali piattaforme digitali.

Quali sono stati i tuoi primi passi nel mondo della musica? Raccontaceli.

I primi anni li ho impiegati cercando di riprodurre sul piano le canzoni dei Queen...mi interessava capire come avessero fatto a immaginare certe armonie e perchè suonassero in quel modo, soprattutto i primi album con accordi diminuiti a me sconosciuti o quei passaggi repentini dal rock duro a melodie dolci e struggenti. Contemporaneamente muovevo i primi passi nelle cover band, tutto questo senza aver mai studiato ma aiutandomi sempre con l'orecchio. Nel tempo sono arrivati progetti impegnativi scelti per il ruolo primario delle tastiere e dove ho raccolto belle soddisfazioni, come le tribute band dei Pink Floyd o dei Doors. Solo recentemente ho realizzato pienamente quanto avessi bisogno di esprimere la mia musica creando e inventando cose nuove.

Ci parli del tuo ultimo singolo “Tra incanto e l'inferno”?

Rappresenta un ritorno alla melodìa pop rispetto al precedente "Tornare a sognare", le ispirazioni mi arrivano sempre per contrasto e per opposti, se lavoro intensamente per un periodo su un pezzo elettronico o psichedelico poi sento il bisogno di cambiare e scrivere al pianoforte per creare canzoni in forma "Pop", per poi tornare a sentire nuovamente il richiamo della sperimentazione e così via in loop...non riesco a incalanarmi in un genere preciso e insistere esclusivamente con quello. Prossimamente proverò a fondere sempre di piu' i due mondi, quindi in qualche modo la melodia e l'orecchiabilità con le sonorità piu' sperimentali e sintetiche, sfida non semplice ma che mi stuzzica.

Questo periodo delicato ti ha dato stimoli per creare nuove composizioni?

In realtà ho lavorato molto sulla ricerca di sonorità di strumenti che mi sono meno famigliari dato il mio precedente background di tastierista: in particolare la sezione ritmica con un editing particolare di equalizzazione e compressione del basso e una batteria con alcune particolarità come il flanger sui piatti o il rullante ibrido mettendo in layer un acustico e alcuni samples di drum-machine. Il mio approccio è al 100% home studio e mi sembrava limitante provare solo ad imitare gli strumenti acustici che si trovano nei veri studi di registrazione, trovo invece piu' eccitante e in qualche modo onesto cercare di plasmare delle sonorità originali e ibride.

Ci sarà presto un EP o album? Puoi anticiparci qualcosa?

Proprio questo lavoro di preparazione di suoni che ho svolto negli ultimi mesi mi consente oggi di concentrarmi maggiormente sulla scrittura, punto a pubblicare un album o forse un EP entro Natale di quest'anno.

Il settore musicale è tra i più colpiti in questo periodo. Quale potrebbe essere una soluzione?

Mi dispiace tanto per tutti gli addetti ai lavori, dagli artisti ai fonici ai tecnici di palco, che risentono in maniera pesante dello stop forzato, ma guardando la realtà in maniera oggettiva sarebbe impensabile oggi consentire ad una folla di centinaia o migliaia di persone di riunirsi per diverse ore a stretto contatto. Nella speranza che bisognerà attendere solo qualche mese per tornare a vedere eventi live sono dell'idea che di fronte a queste situazioni oltre a far sentire la propria voce bisogna cercare di reinventarsi e trovare forme alternative di espressione, va bene tutto purchè non si tenti di imitare i concerti davanti a una webcam.

Chi lavora nella musica si sta adattando all’impossibilità di suonare sul palco… preferisci optare per lo streaming?

Nel mio personale caso l'attività live è l'ultimo dei pensieri, come dicevo prima arrivo da anni di palchi di tutti i tipi e mi prendo volentieri una pausa per dedicarmi alla produzione e allo sviluppo del mio progetto musicale ancora acerbo per poter pensare ad un'attività live. In generale trovo gli streaming validi come forma di intrattenimento ma fini a se stessi, in nessun modo potranno mai sostituire il calore e l'energia che sprigiona una band su un palco davanti ad un pubblico reale. E' una questione, di decibel, di odori, di sudore, di interazione tra musicisti e fans che non possono essere replicati.

In futuro abbandoneresti l’Italia per vivere un’esperienza musicale all’estero?

E' un'idea che non mi ha mai sfiorato: a parte sintetizzatori, sperimentazioni e voci filtrate punto decisamente a testi Italiani e melodie che attingono alla nostra tradizione, quindi non adatti a un contesto estero. Inoltre ho legami quì da cui non potrei mai allontanarmi.

Dott.ssa Angela De Gregorio, Musica e Comunicazione