Quanto lo studio è importante? è quello che si intuisce leggendo le parole della cantautrice Donatela Di Paolantonio. Oggi sta lavorando al suo EP di canzoni inedite che pubbicherà molto presto.


Ci parli dei tuoi studi musicali?


Salve a tutti, inizio subito un percorso indietro negli anni, che mi trova bambina, all’età di 7 anni, alle prese con lo studio classico del pianoforte. Il mio primo incontro musicale è stato si con la voce, ma poi ho subito sentito l’esigenza di conoscere il pianoforte, che tutt’ora è mio compagno di viaggio e di composizione. Ho conseguito la Licenza per compositori strumentisti presso il conservatorio di Pescara, ma non ho concluso gli studi classici, perché all’epoca ( il lontano 1992) ero incuriosita da quella che venina definita la “musica leggera”, dal Jazz e dall’r&b. Mentre già all’età di 15 anni iniziavo la gavetta da cantante in giro per locali ed eventi, dai 18 ai 23 anni mi sono iscritta e diplomata in Canto Jazz e moderno, presso il college romano Università della Musica U.M. (l’attuale Percento Musica –Roma ), studiando 5 anni tecnica e repertorio (Jazz standard, bossa nova, samba, funkjazz) con Cinzia Spata. Questa è stata sicuramente la base solida che mi ha permesso poi di continuare a lavorare su me stessa e sulla Voce. Ho dei ricordi stupendi della metodologia didattica (metodo Berklee) e dell’ambiente musicale dei corsi. Mi sono immersa nel Jazz, ho conosciuto la Bossa Nova e il Samba, ho sviluppato tecniche d’improvvisazione ( ascoltando e studiando brani standard, Ella Fitzgerald- Nina Simone- Sarah Vaughan- Rachelle Ferrell- Jobim-Toquinho- Miles Davis- Coltrane-Monk e altri..) e non ho abbandonato lo studio del pianoforte, seguendo un corso di piano Jazz con Marco Di Battista. La mia formazione è stata una ricerca personale e professionale. Sicuramente hanno avuto una forte influenza sul metodo didattico che ho sviluppato, di cui vi parlerò più avanti, gli stage di formazione con : Elisabeth Howard -Vocal power singing method- nei vari stili musicali: jazz, musical theatre, blues, rock, classic, r&b ecc. 2004 (Milano); Dott.re Prof.re Franco Fussi -La fisiologia del canto e i suoi stili- Master Class 2008 (Roma); Enrico Di Lorenzo -Il canto Metal estremo- Corso rivolto a Medici, Logopedisti, Fisioterapisti, Cantanti 2012 (Pescara); Elementi di VoiceCraft (G.Scalise 2017). Altra esperienza di studio e di tanto altro, è stata la partecipazione alle clinics di Umbria Jazz 2005, alle quali ho partecipato come borsista, avendo vinto il premio “Miglio Talento” a Baronissi Jazz 2004. I miei studi sono ancora in corso, credo non finiranno mai.


Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?


Sicuramente il contatto diretto che ho avuto con lo strumento, la Voce intendo. Ho iniziato da piccola ad esibirmi, quindi ho sviluppato negli anni la curiosità di muovermi sempre e conoscere cose nuove, dal punto di vista musicale, di generi e stili. In concomitanza ho affrontato sulle corde le problematiche che si hanno con affaticamento e stress, il lavoro muscolare del cantante, sono cosi entrata nella curiosità di capire come non stancarmi, pur avendo già nozioni tecniche, è sul campo che si impara. Così è stato per me. Ricordo con tanta passione l’esperienza fatta ad Umbria Jazz, sicuramente ha lasciato un segno nel mio cammino musicale. Oltre alle materie di studio che ho affrontato in quei giorni, è stato formante essere immersi completamente nella musica, essere circondati da jam session e da tanti musicisti con la stessa passione. Anche il premio ricevuto a Baronissi Jazz ha segnato il mio cammino artistico. Ha sostenuto a livello morale, la voglia di percorrere le vie del jazz, attratta dalle sonorità, dall’armonia, dalla contaminazione e dalle ritmiche afro in lontananza. Come co-autrice ed interprete ho inciso “Way Out” con la Seven Thousand Miles per l’attrice Kelly Preston’s. Ho frequentato anche l’ambiente Reggae, sono stata corista del singolo “ Mandela” , dei Jamafrica, ed ho partecipato al video ufficiale girato da Walter Nanni. Questa è un’altra esperienza che mi ha permesso di avvicinarmi al reggae e che ha sicuramente contaminato la mia musica, tra i miei inediti spunta questa ritmica. Cerco sempre di formarmi attraverso le esperienze musicali e non.


Stai lavorando un album di inediti. Ce ne vuoi parlare?


Certo che ve ne voglio parlare. Si tratta di un E.P di 6 o 7 brani, devo ancora decidere. Ho appena registrato una pre - produzione a Milano con la Fondazione Estro Musicale, e a breve spero inizierò con l’auto produzione. Sono brani in Italiano, con ritmiche swing – reggae - ska, armonie minimali e funzionali un pò a ricordare dei loop. Le tematiche sono sicuramente personali esistenziali, giocano sulle parole per evocare emozioni. Il brano Le tue Mani è stato finalista a Biella Festival 2014. Sarà un E.P acustico, per ora l’organico è chitarra classica ( accordata a 432hz ) e voce. Mi concederò del tempo per pensare al trio o al quartetto. La durata dei brani si aggira intorno ai 3 minuti, ho esigenza di essere essenziale nell’esprimermi, e credo che la pulsazione della vita, ora cosi caotica e veloce attraverso la rete, si rifletta inevitabilmente nell’arte in genere. Ho un progetto inedito parallelo a questo, ma di natura completamente diversa. Da qui capirete che la mia curiosità non dorme. Ho sempre amato l’r&b (Erika Badu- Lauryn Hill-Aguilera-Beyoncè-Houston-Carey- Etta James) e anche le sonorità hip-hop ed elettroniche. Sto lavorando a degli inediti in italiano contaminati dalla musica Tekno, dai suoni di Ableton live; una produzione quasi completamente digitale, definita elettronica. Già in produzione “Tu non mi guardare” Dona feat. Mr Shame, che presenteremo a Radio Città ( Pescara) appena conclusa la produzione, spero per la fine di questo anno.


Qual è il tuo metodo di insegnamento del canto?


Difficile spiegarlo a parole ma ci proverò. La Voce Emotiva, così la mia esperienza (19 anni sul campo ad oggi), mi suggerisce di chiamare il percorso che si fa sulla voce. Ci sono vari metodi ora, tutti validissimi e da conoscere, ma il lavoro poi deve essere individuale, cucito su misura sull’allievo per sviluppare le sue qualità e gestire i limiti muscolari (tecnici) e mentali (blocchi emotivi). Da vocal trainer/coach mi occupo del lavoro muscolare, del lavoro tecnico, per intenderci si fa un lavoro muscolare di tonificazione di cartilagini e muscoli attraverso esercizi specifici di tipo vario, da vocalizzi, suoni e respirazione, a versi strani smorfie e pernacchie, eh si, avete capito bene. Poi c’è il coach che è quello che deve motivarti, capire perché ti butti giù o ti limiti, quindi si fa anche un lavoro personale, interiore, direi quasi spirituale, attraverso l’empatia. In parallelo si lavora sul repertorio, sul brano e sull’espressività. Nutre lo scambio che si crea tra’ allievo e insegnante, poiché la voce è uno strumento che si muove con le nostre emozioni, si ha sempre modo di trovare entrambi stimoli per conoscersi vocalmente e interiormente.


Cosa pensi del panorama musicale attuale? La musica originale di oggi può essere considerata di qualità?


Non mi sento di dare un giudizio netto, poichè credo che l’arte, la musica, siano forme di espressione sociale, quindi è interessante vedere come la generazione attuale esterna le proprie emozioni, non possiamo nascondere che sono scorci di realtà, un racconto pubblico dell’interiorità, di disagio “armonico” sugli anni. Certo ci accorgiamo che sono diversi i testi, le parole, i contesti, i suoni, le ritmiche, ci accorgiamo di come cambia intorno a noi la sonorità. Questo periodo “Trap” , se si può definire cosi, mi ricorda un po’ il rap, la ribellione, Eminem e il ghetto, l’hip hop e tutto ciò che si muove “sotto” . Certo devo ammettere di come le cose sono cambiate velocemente negli ultimi anni, si è passati dalle sonorità del vinile, a suoni completamente digitali, cambia lo spettro di frequenze che ci pervade, cambia la percezione dell’orecchio. Che dire, staremo a vedere, le mode passano, certi generi restano e si modificano si adattano si modellano, si contaminano.


In che modo il web e i social possono essere utili per un artista?


Utilissimi per la condivisione e la visibilità, per non dire la velocità di raggiungere contatti di lavoro, direi una rivoluzione in positivo, per me che ho vissuto anche il periodo del registratore a cassette, il periodo cd, gli anni delle locandine consegnate a mano, cosi come i contatti di lavoro, direttamente sul posto! C’è più scambio, più ascolto di musica inedita ed edita, c’è la fruibilità, la possibilità; si accorciano le distanze.


Come vedi il futuro della musica?


Roseo, ci sarà inevitabilmente equilibrio, siamo in evoluzione, possiamo accettare il cambiamento o essere legati ai suoni del passato senza dover per forza escludere il resto e chi lo preferisce. Grazie alla rete c’è la possibilità di produrre e rendere “visibile” o udibile se preferite, tutta la musica che abbiamo dentro. Noto che negli ultimi anni, molte persone hanno iniziato a dar luce ai propri progetti inediti e sento che il “sottobosco” musicale è pregno di nuove idee, quindi la musica non muore, si evolve, si trasforma e rinasce. Questa è comunque la speranza.


Angela De Gregorio