Troppo spesso ignorato o dimenticato, il gain staging è di fondamentale importanza in ogni processo audio del nostro workflow.

Il concetto alla base è semplice: con gain staging si intende il controllo del livello del volume attraverso tutta la catena del nostro workflow. Sostanzialmente bisogna mantenere un determinato volume costante tra l’ingresso e l’uscita di ogni processo che effettuiamo, dalla registrazione della singola traccia all’uscita del mix bus. Senza questa piccola e semplice accortezza incorreremo in errori talvolta irreparabili.

Tuttavia, anche se di estrema semplicità, spesso non si rispetta alcun canone del gain staging, desumendo erroneamente che le produzioni ITB non abbiano un suono gradevole.

Perché è essenziale? Per capire fino in fondo l’importanza ed il giusto utilizzo del gain staging bisogna avere cognizione di cosa sia l’headroom, di come sfruttarlo a nostro vantaggio e soprattutto bisogna applicare una serie di accorgimenti e procedure nel nostro metodo di lavoro.

Piccola premessa, i dB

Tutti coloro che sono nel mondo della musica hanno pronunciato questa parola, ma cosa sono in realtà i dB? Immaginate di dover dire “mi alzi di 614 millivolt la chitarra?” o “aggiungiamo altri 432 millivolt ai 218 precedenti alla voce”. Credo che finiremmo la nostra giornata lavorativa con un gran mal di testa.

Per facilitarci la vita e per non farci fare calcoli su numeri molto grandi e complessi entrano in gioco i dB, i quali attuano semplicemente un rapporto tra due grandezze uguali; in questo caso, ovviamente, il volume.

0dB significa che il volume è invariato rispetto a quello originale ed il riferimento generale è che +6dB equivalgono al doppio del volume originale percepito e -6dB alla metà. Viene affiancata al simbolo una sigla che indica a quale grandezza si riferiscono i dB di caso in caso (spl, u, V, FS etc.). Tutto più semplice, no?

L’headroom ed la S/N ratio

Possono sembrare termini difficili, ma l’headroom e la S/N ratio rappresentano concetti molto semplici ma altrettanto importanti.

Nel mondo professionale esiste un dato livello di regime, un voltaggio, nel quale qualsiasi attrezzatura audio opera. Questo livello è di 1.228V, che equivale a +4dBu e a 0VU. Praticamente, se un suono porta l’ago del nostro VU meter a “0” il livello corrisponderà a +4dBu e, misurando l’uscita con un tester, avremo 1.228V.

Le attrezzature audio, oltre al livello di regime ottimale, hanno 2 importanti livelli ai quali bisogna badare costantemente: la noise di fondo ed il clipping. Tutte le attrezzature prendono i +4dBu come punto di partenza per dare specifiche di “distanza” dalla noise di fondo e dal punto di clipping.

Nelle attrezzature analogiche anche se superiamo lo 0 sul VU meter abbiamo spesso una saturazione armonica, una distorsione, che dà più carattere al nostro suono. Questa distorsione se molto spinta può andare in clipping. Il clipping è il punto di volume massimo supportato dalla nostra attrezzatura.

Oltrepassando questo punto il suono sarà distrutto, anche se talvolta potrà risultare comunque particolare.

Quindi con headroom si intende la distanza da 0VU al punto di clipping. Questa distanza varia a seconda dell’attrezzatura. Esistono ad esempio mixer con 24, 28 e anche 30dB di headroom a disposizione.

Sul versante opposto troviamo la noise di fondo, che è il punto nel quale sono presenti i disturbi insiti nella nostra attrezzatura audio (hum, hiss, buzz etc). Qualsiasi attrezzatura ha noise di fondo ed essa è costantemente presente, anche in digitale! Il volume dei disturbi varia da attrezzatura ad attrezzatura ed essi sono causati da molti fattori tra quali qualità ed età dei componenti elettronici. Più il suono che registriamo si avvicina alla noise di fondo più saranno udibili i fruscii. Dunque il signal to noise (S/N) ratio è la distanza dai +4dBu alla noise di fondo.

Tirando le somme, nel mondo analogico un suono ben registrato si aggira nella zona dei 0VU, prestando molta attenzione a stare lontano dalla noise di fondo. Poi, se si ha la necessità, si può anche esagerare superando i 0VU per colorare il suono.

Nel digitale

Quando entriamo nel mondo digitale il discorso cambia radicalmente.

Uno dei pregi del digitale è di avere un S/N ratio davvero elevato. Pensate che ogni bit equivale a 6dB di dinamica, quindi se registriamo 24bit avremo ben 144dB di dinamica a nostra disposizione. Un vero abisso! Uno dei maggiori difetti del mondo digitale è invece il clipping. Se un suono raggiunge anche minimamente il punto di clipping verrà totalmente distrutto, assumendo un suono orrendo dato che l’onda verrà totalmente troncata.

Perciò nel mondo digitale bisogna cambiare le scale operative. lI livello di clipping è impostato a 0dBFS (dB full scale) e da questo punto è possibile soltanto andare in negativo sfruttando l’intera dinamica della nostra s/n ratio.

E dov’è finito il nostro livello di regime? Semplicemente non esiste! Siamo noi a doverlo creare.

Si lo so, è un pò ostico questo punto. Tra l’altro i produttori di software audio non ci facilitano le cose dato che plugin e daw non hanno un regime standard a cui fare capo come nell’analogico e spesso questo regime cambia a seconda del produttore. Ma niente paura, andremo a capo anche di questo punto.

Calibration reference level

Per convenzione si può dire che la maggior parte dei plugin e dei software è tarata a -18dBFS, ossia -18dB dal punto di clipping del canale. Quindi, per dirla semplice, se introduciamo un suono a regime nella nostra scheda audio, ovvero +4dBu, il meter del canale nella nostra workstation indicherà -18dBFS ed avremo 18dB di headroom prima di far andare il suono in clipping.

Il reference level può essere spesso personalizzabile. In Pro Tools, ad esempio, si può impostare il reference level nelle preferenze e, per quanto riguarda i plugin, molti di essi hanno un comando specifico (talvolta nascosto, come nei plugin Waves). Ad ogni modo tutti i produttori riportano il reference level di ogni singolo plugin nei manuali.

In generale se manteniamo il livello medio intorno ai -18/-20dBFS e i nostri picchi intorno ai -8/10dBFS avremo un’ottima media in qualsiasi processo. Inoltre è bene sottolineare che in termini di suono non cambia assolutamente NULLA se il suono è registrato a -18, -20, -6, -12 dBFS. Se porterete il suono da -20 a -6 e vi piacerà di più beh… sappiate che vi state lasciando ingannare dal semplice volume. Se il volume generale è basso aumentate semplicemente il volume dei monitor!

Mantieni i livelli di registrazione bassi!

È chiaro adesso che la cosa migliore da fare nel mondo digitale è stare lontano dal punto di clipping.

Questo avrà anche ulteriori benefici: i nostri amati plugin che simulano gli hardware reali sono stati replicati usando queste specifiche. Quindi il plugin che usiamo darà il meglio della sua performance e della resa sonora se in ingresso avrà il giusto volume.

In più, anche se nel corso di una registrazione arriverà improvvisamente un volume molto alto sarete ben distanti dal punto di clipping. E se un suono va in clipping il materiale audio è compromesso senza possibilità di poter essere aggiustato. Dunque non c’è alcun motivo per cui si dovrebbe registrare in prossimità dello 0 digitale.

Metering

Bisogna prestare molta attenzione nel metodo di monitoraggio dei livelli attraverso i meter durante tutto il workflow.

Per prima cosa differenziamo il metering tra pre e post fader.

La differenza sta semplicemente nel punto in cui i meter misurano il volume. In pre fader il volume viene misurato immediatamente prima del fader del canale, in post fader dopo.

Vi consiglio di impostare i meter della vostra workstation sempre in pre fader, altrimenti non avrete una valutazione oggettiva del volume della traccia finendo col mandare in clipping il suono.

Facciamo un esempio pratico: Diciamo che stiamo registrando una voce su una base impostando il post fader metering. Per non avere la voce troppo fuori abbassiamo il fader del canale di 8dB. Durante la registrazione visualizziamo sul meter i picchi che si aggirano intorno ai -10dB credendo di fare un buon lavoro. E invece… il suono distorce!

Perché? Beh, siamo stati beffati dal meter, il quale sottraeva gli 8dB abbassati sul fader ai -10 visualizzati.

Quindi, riportando il fader a 0, il livello di registrazione sarà molto più alto del previsto portando la voce vicino al punto di clipping.

Impostando invece un pre fader metering potremo scegliere il volume di ascolto desiderato mantenendo costantemente d’occhio il livello della traccia sul meter, che a questo punto non sarà più in interazione col fader.

Inoltre, per questo scopo, bisogna far caso al tipo di meter che stiamo usando. Sarebbe meglio utilizzare i peak meter e non gli RMS (i quali misurano il volume medio). Ricordate che i VU meter, rifacendosi all’analogico, sono molto lenti nella lettura dei transienti e che di default i meter dei canali della workstation misurano i picchi.

In mix

Durante il nostro workflow bisogna prestare particolare attenzione al livello del volume tra plugin e plugin.

Diciamo di avere 2 plugin su una stessa traccia e di misurare -12dB di picco in uscita dall’ultimo plugin.

Bene, nulla vieta che il suono sia in clipping tra il primo ed il secondo plugin. Bisogna dunque mantenere il gain staging attraverso tutta la catena dei plugin iniziando la misurazione dal primo insert del canale.

Inoltre, anche se registriamo ai giusti livelli, la somma di tutte le tracce porta ad un aumento di volume sul mix bus. Abbiamo varie possibilità di workflow per far si che ciò non si verifichi. Possiamo, ad esempio, aumentare l’headroom abbassando tutti i livelli delle nostre tracce, ma talvolta può risultare molto scomodo.

In Pro Tools il mio metodo è di assegnare le tracce a dei master bus (non VCA, master bus!) prima del summing finale.

Mettiamo di avere 16 tracce che, sommandosi tramite un bus, sulla traccia del printing finale arrivano così in alto da portare il segnale in clipping. Bene, creando un master fader e assegnandolo al suddetto bus posso alzare o abbassare il volume decidendo a che punto portare il volume sulla traccia di printing.

Lo so, sicuramente vi starete chiedendo perché non abbasso i fader dei canali.

C’è da dire che in molte workstation più si ci allontana dallo 0 con i fader più si abbassa il bit resolution.

Quindi, utilizzando un master fader, la risoluzione dell’audio non verrà intaccata. Anche per questo nelle mie sessioni i fader sono sempre fermi sullo 0 e per decidere il volume delle tracce utilizzo un plugin di trim come ultimo insert. Utilizzando un controller esterno per automatizzare i fader ricopierò comunque l’automazione nel plugin trim, riportando il fader a 0.

Questo metodo di lavoro potrà sembrare faticoso per le prime volte, ma vi assicuro che vi ci abituerete molto velocemente!

Peppe Polito
Sono tecnico di mix, mastering e f.o.h. a tempo pieno. Da sempre nel mondo della musica, ho lavorato con numerosi artisti in studio e live approcciandomi ai più svariati generi musicali che hanno fortificato la mia esperienza. Dopo essermi diplomato in tecnico del suono ed aver fatto da assistente h…

Giuseppe Polito

recording/mix engineer