Gli artisti che in questi ultimi anni le case discografiche stanno producendo possono essere considerati artisti di qualità? Come quelli che ascoltavamo negli anni 70 - 80 - 90? Cosa è cambiato?


Queste domande nascono da una riflessione mia personale, c'è un attaccamento ''morboso'' alle origini che dilata intorno a noi. Se un artista emergente, ad esempio, in un concorso canoro canta una canzone di un cantante degli anni 90 e non la sua musica oppure un prodotto recente, e questo capita troppo spesso, allora c'è un segnale evidente che qualcosa non va. Come anche il fatto che un semplice ascoltatore riascolta i suoi vecchi cd e non è informato su quelli nuovi.
Ho provato a chiedere agli amici musicisti, sui social e non c'è un interesse verso la musica italiana attuale.
Perchè? Certo è difficile dare una risposta. Ci vorrebbe una ricerca approfondita, questa è solo una mia riflessione personale.

I giovani come punto di riferimento


Io penso che un indicatore da prendere in considerazione sono i giovani.
Basta guardare i giovani e vedere che tipo di musica suonano o ascoltano, per capire la società in che direzione sta andando.
I giovani sono portatori di un linguaggio nuovo, capace di cogliere le tendenze del momento. Quindi per capire la musica ricercata di oggi basta guardare le loro preferenze, le loro attitudini, i loro gusti.
Però c'è una distinzione netta tra giovane artista (ancorato al passato), e giovane fruitore e semplice ascoltatore di musica. La musica di oggi, non venderà come una volta, ma fa numeri, vende. Ad acquistare un cd di un rapper, ad esempio sono soprattutto i giovani ''ascoltatori''. Ma si tratta di musica di qualità?
Mentre le persone con età superiore (che hanno più di 30 anni) non sembrano molto entusiaste della musica attuale.


Cosa potrebbe far si che ci sia un abbassamento della qualità?


Sicuramente internet, il web e i social hanno stravolto le sorti del mercato musicale / discografico.


. Le case discografiche hanno smesso di investire in modo ''coraggioso'' sugli artisti, e sicuramente questo ha penalizzato la qualità artistica, in quanto molti artisti di un certo calibro non avranno mai una major alle spalle (probabilmente), e dovranno sostenersi da soli (autonomamente).


. Le case discografiche investono in modo ''non coraggioso'' su artisti che hanno un grande seguito sui social e sul web (follower, visualizzazioni); oppure sui ragazzi usciti dai talent show che ormai di prassi hanno un contratto discografico. Ma ciò non vuol dire che questi siano artisti di qualità o i migliori del momento. I follower e le visualizzazioni non misurano la bravura di un artista.


. I concorsi musicali rendono più difficile l'accesso e la selezione; e sempre di più sono orientati verso i ragazzi usciti dai Talent. Prendiamo il caso del Festival di Sanremo. Negli ultimi anni c'è un abbassamento della qualità delle canzoni presentate al Festival rispetto al passato. Gli stessi artisti sono o quelli che sono saliti molte volte su quel palco e che non sono di certo recenti; o la maggior parte ragazzi di Amici e di X Factor, sono davvero pochi quelli indipendenti da questi meccanismi.
E' un circolo vizioso, con una struttura standard che ha le sue regole.

Conclusioni


La verità è che l'Italia è un Paese arretrato dal punto di vista dell'innovazione, per molti aspetti. Basti guardare il campo musicale / artistico / cinematografico. Non si investe abbastanza sulla cultura del Paese.
Di certo il problema non è che mancano i talenti. I talenti ci sono. Quindi sono arrivata alla conclusione che non bisogna riferirsi alla musica in generale, di musica buona in giro ce ne tanta. Il vero problema è perchè la musica che arriva al ''grande pubblico'', quella prodotta dalle etichette discografiche, o diffusa dai Talent, non si può per certi versi considerare musica di qualità.  Ci sono tanti grandi artisti che fanno musica degna di nota, eppure trovano difficoltà ad emergere rispetto ad altri artisti che producono musica troppo commerciale o ripetitiva. Questo è un grande paradosso, ma è un dato di fatto.

Da cosa bisognerebbe partire? Dalla trasparenza e dalla meritocrazia, bisognerebbe fondare delle basi solide per  continuare a creare un grande patrimonio musicale / artistico come quello del passato, in questo modo le cose migliorerebbero.

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I libri che ti consiglio di leggere:

. L'industria musicale di Gianni Sibilla

. La discografia in Italia. Storia, struttura, marketing, distribuzione e new media di Luca Stante

. Storia della canzone italiana di Roberto Caselli

Angela De Gregorio