Trizio, il nome d'arte di Patrik Roncolato, è un cantautore italiano. Mischia al cantautorato, altri generi come l'hip hop, urban, R&B, black music. Il suo ultimo singolo s'intitola "Re Midi".

Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?

Questo percorso solista è iniziato relativamente da poco. Ho sempre fatto da chitarrista, talvolta corista, in diversi percorsi musicali anche di generi molto diversi. È da qui che provengono le maggiori esperienze. Le emozioni incominciano quando vedi anche nomi importanti accostati al tuo, o comunque al tuo complesso. Capita di conoscerli, e di vedere il loro lato umano, non la loro icona pubblica. Artisti come Gazzelle, Soviet Soviet, Wrongonyou; con quest’ultimo in particolare ci siamo fatti una bella chiaccherata qualche anno fa su artisti stranieri come James Blake, Bon Iver, Ben Howard, ma anche sui chitarristi acustici degli anni ‘20… È stato davvero bello. Qualche anno fa ho partecipato al Reset Festival di Torino, dove abbiamo lavorato a stretto contatto con Diodato ed abbiamo anche avuto occasione di conoscere gli Eugenio in Via di Gioia, Roberto Angelini. Un’esperienza splendida perché ti confronti e capisci ogni volta qualcosa di più, sentendoti al tuo posto. Infine, con un altro mio gruppo attuale, gli Ultima, abbiamo avuto l’occasione di suonare all’estero (Slovenia, Croazia) in un breve tour. Capisci sempre di più che non potresti vivere senza occasioni del genere, e dopo che tutto è finito, ne vuoi ancora!

Il tuo ultimo singolo s’intitola “Re Midi”. Ce ne vuoi parlare?

Re Midi è il mio umile tributo per quest’estate, che sarà un po' particolare vista la situazione di pandemia. È una storia estiva che in inglese si chiamerebbe “bittersweet”. Ricordi belli e intrisi di nostalgia, come a tutti noi è sicuramente successo nella stagione delle vacanze da scuola, del mare, della calura. Quando sento il sole cuocermi, non posso fare a meno di fermarmi e meditare sulle estati passate e anche future. Re Midi vuole trasmettere questo.

Progetti per il futuro?

Ci sono delle “cartucce” già pronte ma che voglio caricare al momento giusto. Ci sono anche singoli pronti, sinceramente devo ancora decidermi sul prossimo da lanciare; questa volta, a differenza di Re Midi, farò un po' di fatica a scegliere. E intanto, qualche concerto? Chissà. Se volete vedermi suonare anche online, sappiate che sabato prossimo (27 giugno) alle 18 farò una diretta su Instagram nella pagina di inquinamenti_acustici . Spero di sentirvi in tanti!

Quanto conta secondo te la passione, la costanza e la motivazione per avviare una carriera musicale?

Non credo possa nemmeno esistere una carriera musicale se non ci metti tutto te stesso, senza mollare. La faccio facile, ma non lo è mai, sono il primo ad ammetterlo. Resta il fatto che l’incostanza è la peggior nemica di certo. Non capiteranno di certo magie, ma con la motivazione si può andare lontani.

Qual è il messaggio che vuoi comunicare attraverso le tue canzoni?

Alcune sono sogni, altre sono pensieri con i piedi per terra. Mi piace pensare a chi potrebbe ballare cantando le mie canzoni, che si portano sempre dietro un retrogusto amaro.

In che modo il web e i social possono essere utili per l'attività di un artista?

In quarantena si è visto più che mai quanto il web fortunatamente ci avvicini con chi ci ascolta. Restando solamente sui lati positivi (anche se ovviamente non sono i soli), chi avrebbe mai pensato ad un’impennata dei concerti online l’anno scorso? L’arte trova sempre un modo.

Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro della musica?

Quello che vedo è che c’è sempre più voglia di ballare, ma non siamo dei totali sprovveduti che “non vogliono pensare a niente”, anzi. Aggiungo che ci sarà sempre la voglia di innovare, altrimenti l’artista non sarebbe in pace con sé stesso. Il resto della domanda lo lascio agli indovini.

Dott.ssa Angela De Gregorio, Musica e Comunicazione