Irene Pozzobon è una cantautrice italiana che vive in Spagna, a Granada. Ci presenta il suo singolo dal titolo "¿Quién sabe dónde estás?" in collaborazione con Alejandro Bernáldez.

Puoi raccontarci come hai iniziato la tua carriera musicale e cosa ti ha ispirato a diventare una cantautrice?

La mia carriera musicale è tutt’ora in fase iniziale. Mi è sempre piaciuto cantare ma mi iscrivo alle lezioni di canto solo all’età di 23 anni. Poi vado in Erasmus in Inghilterra. Rientro e torno a prendere lezioni di canto con l’insegnante Annabella Annbee Fusco a Montebelluna (Tv). Attraverso le sue lezioni ed il suo metodo Invoicebreathing comincio a sentire sempre più il contatto con la mia respirazione, con la mia autostima e mi avvicino alla tecnica del canto moderno oltre che alla meditazione. Sperimento anche qualche progetto di musica d’insieme e band. Nella mia tesi di laurea magistrale in Lingue analizzo il songwriting durante il periodo dell’apartheid in Sudafrica, in particolare di due cantautori, Mzwakhe Mbuli e Roger Lucey; da quest’ultimo riesco ad avere un’intervista. Passano poi degli anni dalla mia tesi, viaggio in Spagna, India, Nepal, svolgo diverse esperienze lavorative ed infine rientro in Italia, nella provincia di Rimini, dove riprendo le lezioni di canto con l’insegnante Manuela Evelyn Prioli, da cui imparo molto sulla tecnica vocale e la respirazione. Altra fonte di ispirazione è stato il corso di songwriting, Scrivere di me, tenuto da Francesco Itri Tardi, a cui ho partecipato dopo il periodo Covid. Era bello scrivere di me, della mia storia, soprattutto dopo un periodo di reclusione come quello della pandemia. Si respirava aria di libertà. Alla fine del progetto avevamo scritto il testo di una nostra canzone, abbozzato una melodia divenuta poi reale e registrato il brano. C’è stato un altro momento in cui mi sono detta: “Ora mi siedo, mi prendo del tempo e scrivo di me”. Ero seduta tra le colline riminesi, dove avevo trovato casa. Si era appena conclusa una relazione per me importante e stavo iniziando il mio percorso di rinascita anche attraverso l’arteterapia, l’ipnosi ed il rebirthing. Da lì è nato il testo di Rebirth, il mio primo inedito. Insieme alla mia insegnante di canto, Manuela Evelyn Prioli, avevamo trovato gli accordi per la canzone. Il testo del secondo inedito, Expansión, nasce invece durante un viaggio a Napoli, in cui sento di nuovo la bellezza di poter tornare a spostarmi dopo il periodo della pandemia. Napoli è meravigliosa, con i suoi cunicoli, le sue peculiarità e la sua gente calorosa. Nel dar vita a queste canzoni per la parte di produzione musicale, mixing e mastering mi sono affidata a Gianluca Morelli ed al suo studio di registrazione Decklab. Per Expansión anche allo studio di registrazione di Nicolò Gasparini. La mia tesi di laurea, le lezioni di canto e le mie insegnanti che mi hanno sempre incoraggiato e stimolato, il corso di songwriting, il mio percorso introspettivo, i miei viaggi, gli incontri con culture e lingue diverse ed i concerti a cui ho assistito mi hanno ispirato e mi ispirano a voler essere anch’io dall’altra parte a raccontare la mia storia. Sento che è arrivato il momento di “darmi voce”, di esprimermi in prima persona, anche in quanto donna, con la mia voce e le mie emozioni, consapevole del fatto che ho ancora molto da imparare ed esplorare.

Ci puoi parlare del tuo nuovo singolo "¿Quién sabe dónde estás?" Cosa ti ha ispirato a scriverla e come è nata la collaborazione con Alejandro Bernáldez?

Il testo di ¿Quién sabe dónde estás? nasce qui a Granada, dove attualmente mi trovo ed è stato scritto quest’estate. Stavo vivendo un periodo gioioso e spensierato in questa fantastica città, però qualcosa mancava, il bisogno di contatto, che ho voluto esprimere attraverso il testo. Nel frattempo quest’estate cercavo un insegnante di chitarra da cui iniziare a prendere lezioni. Avevo trovato il contatto di Alejandro in un poster. Avevo già scritto il testo della canzone e mi era venuta in mente una melodia. Granada è così, le sue vie sussurrano melodie. Alejandro, con la sua bravura e sensibilità mi sembrava la persona perfetta a cui poter chiedere una collaborazione. Rispettando la delicatezza del testo, ha così scritto gli accordi ed eseguito la parte musicale. Siamo andati poi a registrare la canzone presso Fjr Estudios de Grabación di Granada di Fernando Javier Romero, che ha curato anche la parte di mixing e mastering.

"¿Quién sabe dónde estás?" sembra raccontare una storia personale. Puoi approfondire il significato dietro il testo e condividere come la canzone riflette il tuo mondo interiore?

Proprio così. Tendenzialmente sono una persona solare ma "¿Quién sabe dónde estás?" comunica una parte un po' più malinconica di me a cui ho voluto dare spazio. La canzone parla di una doppia ricerca e di speranza. Da un lato parla della mia ricerca personale, di come sto andando sempre più verso me stessa e verso cosa voglio davvero. Il testo conferisce immagini semplici quali un fiume, le foglie, la montagna, il canto, gli occhi, la musica, un cielo stellato. Tutti questi elementi sono elementi semplici e per me belli, in cui mi ritrovo. Dall’altro lato, l’altra è la ricerca di una fiamma gemella, di una persona che voli e vibri accanto a me. Io da sola volo già ma sento la mancanza di questo contatto e l’ho voluto riportare attraverso il testo. “E mentre ti cerco mi innamoro di me” è quella che ritengo la frase più importante della canzone. Credo che più andrò e mi aprirò verso me stessa, più questa persona si concretizzerà.

Hai menzionato che la canzone è stata scritta e ispirata a Granada. Come la città ha influenzato la tua musica e il processo creativo?

Granada è una meravigliosa città dell’Andalusia. Non solo ospita l’incontro di diverse culture, ad esempio quella gitana e quella araba, ma sono presenti anche molti artisti, tra cui musicisti e cantanti, provenienti da tutto il mondo. Molti suonano in strada, altri si esibiscono nei locali, altri entrambi. Alcuni sono anche italiani. A Granada si mescolano quindi anche generi e culture musicali diversi; si passa dal flamenco, al pop, al rock, al jazz, alla world music. Diversi locali danno poi spazio a serate di jam session o open mic, ad esempio La Tertulia. Quando sono arrivata qui quest’estate mi sono sentita subito a casa. Ho visto anche molte donne esibirsi. Recentemente, ad esempio, sono stata ad un concerto di LaMaar, una cantautrice italiana che vive qui a Granada, scrive i testi e gli accordi delle sue canzoni, suona la chitarra, si esibisce come solista e con la sua band. Come lei, questi artisti che ho visto e che continuo a vedere mi danno ispirazione per creare nuovi progetti, per dare spazio a me stessa attraverso le mie canzoni e mi trasmettono sempre più la voglia di continuare ad imparare, nel canto e nella fase di songwriting. A mia volta e nel mio piccolo, spero di poter essere di ispirazione per altre donne affinché si esprimano, creino e raccontino di sé. Affinché realizzino i propri sogni.

Irene

Hai prodotto il videoclip da sola. Puoi condividere l'idea dietro il video e la tua esperienza nel dirigere il progetto insieme ad Armel Brustia?

Il videoclip è nato dal bisogno di voler dare un impatto visivo ad una canzone tanto importante e significativa per me. Io ed Armel Brustia siamo grandi amici ed avevamo già collaborato al videoclip del mio primo inedito, Rebirth. Oltre ad essere un amico fantastico, Armel è un genio creativo a tutto tondo. Appena ascolta una canzone riesce a visualizzare quelle che saranno le scene del video. Di Armel amo, tra le altre qualità, la sua creatività, la sua originalità, la sua precisione, la sua cura del dettaglio. Abbiamo fatto varie videochiamate organizzative sulla narrazione del video, sui luoghi della città dove avremo girato le scene, sugli abiti e gli accessori. Poi è venuto qui a fare le riprese. È stato un profondo processo di creazione ed esplorazione allo stesso tempo. Nel videoclip si parte dal cartoon art in bianco e nero fino ad arrivare alla realtà a colori. Questo percorso in salita verso il panorama della città è il mio cammino emotivo verso l’apertura, è la mia ricerca del contatto, con me stessa e con la fiamma gemella. E proprio lì tutto si trasforma in realtà e tutto diventa a colori. “Aquí estoy ahora” (“Qui sono ora”) è una frase che Irene dice a se stessa perché ha abbracciato e ritrovato tutte le sue parti. Vuole essere di buon auspicio per la mia vita e lasciare un messaggio di speranza.

Oltre a questo singolo, hai in programma altri progetti musicali per il futuro? Ci puoi dare un'anteprima di cosa possiamo aspettarci dalla tua musica?

Sì, sto attualmente preparando un repertorio di canzoni mie e cover insieme ad un chitarrista con l’obiettivo di poterci esibire presto nei locali di Granada. Nel frattempo sto continuando a scrivere testi, a prendere lezioni di chitarra e canto. In un futuro (spero prossimo) mi piacerebbe poter realizzare un album con le mie canzoni ed esibirmi live. Per la parte musicale mi piacerebbe mescolare e spaziare tra diversi generi ad esempio il folk, il pop, il balkan; tutti generi musicali che mi emozionano molto e mi parlano di parti diverse di me. Non sento, infatti, di appartenere ad un solo genere, sento di essere di tanti colori. Per la parte dei testi mi piacerebbe continuare a mescolare le tre lingue che mi rappresentano: l’italiano, l’inglese e lo spagnolo. Vorrei però anche dare spazio al vocalizzo libero, senza parole né limitazioni. Grazie per quest’intervista. Se volete mi potete seguire sul mio canale Youtube e sui miei canali social Facebook e Instagram - Irene Expansión - per restare aggiornati.