Mattero Polonara è un giovane cantautore, che solo negli ultimi anni ha deciso di rendere publiche le sue canzoni che prima teneva solo per sè. Tra serate, canzoni inedite, l'uscita del suo album nel 2019, e altre esperienze, cerca di andare avanti al di là delle difficoltà che incontra lungo il cammino. Il suo primo disco s'intitola “Nella Vasca o Nel Giardino di Fianco?”.

Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?

Difficile parlare di esperienze che mi hanno maggiormente formato, credo di essere ancora giovane per rispondere a questa domanda, sono ancora praticamente all’inizio del viaggio e non si finisce mai di camminare. Credo che la vita in generale sia un continuo divenire di esperienze, soprattutto se si decide di rendere la musica il proprio centro di gravità. Sicuramente fino a questo momento la musica è sempre stata una costante nella mia esistenza, da quando sono bambino. Non mi ha mai abbandonato, anzi in più di un’ occasione mi ha salvato. In questi ultimi due anni ho iniziato a prendere la mia musica e il mio progetto cantautoriale più sul serio, cercando di farne il mio mestiere. Ho appreso moltissimo, sia a livello musicale, che umano. I calci in faccia e i pugni nello stomaco sono una cosa normale, soprattutto se decidi di avventurarti lungo una strada così impervia come è quella dell’arte in generale in Italia. È proprio quando non ne puoi più e ti chiedi: “Cosa sto facendo davvero?” “Ha senso tutto questo?”, è quando (e se) ti rialzi che hai davvero un’ esperienza e qualcosa in più. Studiare, suonare, fare chilometri, conoscere persone, vivere e far vivere emozioni sono la cosa che mi fa crescere di più.

Ci parli del tuo progetto di canzoni inedite?

Scrivo da quando sono bambino. Suono da sempre, come ho già detto prima. Ma, sono anche estremamente timido ed introverso, malgrado abbia suonato per tanti anni con band di ogni genere. Solo negli ultimi quattro / cinque anni  ho deciso di buttarmi e di far uscire le canzoni dalla mia cameretta, dove le tenevo rinchiuse. La maggior parte delle persone a me vicino non avevano nemmeno idea che scrivessi canzoni, nemmeno i miei genitori. Era il mio piccolo segreto. Poi un giorno mi sono detto: se non ci provo avrò il rimorso per sempre. Il mio progetto c’è sempre stato, ma era nascosto insieme a me. Il mio primo disco “Nella Vasca o Nel Giardino di Fianco?” (2019)  è venuto di conseguenza. Sono nove canzoni che ho scritto negli ultimi anni della mia vita in cui mi sono trasferito da Ancona a Bologna.
L’ho arrangiato, registrato, e lo porto tutt’ora dal vivo accompagnato dal Mataara Trio (Davide Ballanti, Samuele Brunori, Alessandro Della Lunga), promettente trio del panorama jazz/fusion a cui sono legato oltre che da questa collaborazione musicale, anche da un legame d’amicizia che dura da anni.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere attraverso le tue canzoni?

Nelle mie canzoni parlo di me. Dato che sono estremamente timido sono il mio mezzo per comunicare al mondo, per dire tutte le parole che non riesco a dire in nessun’altro modo. Racconto storie. Cerco di far vedere il mondo attraverso i miei occhi. Ed infondo ognuno può rivederci un po’ di sé. Nulla di trascendentale: semplicemente la verità.

Autoproduzione oggi. Qual è la tua visione?

Dipende fino a che punto si vuole fare musica: se si vuole vivere di essa l’autoproduzione non basta. “Nella Vasca o Nel Giardino di Fianco” è autoprodotto.
L’abbiamo registrato presso lo studio Produzioni Fantasma (VI), ma le idee e gli arrangiamenti sono i nostri. Per farlo uscire ci siamo appoggiati all’etichetta spezzina Revubs Dischi e all’ufficio stampa Worilla Press. Credo che ci sia bisogno di una spinta anche esterna, purtroppo non basta solo la musica.  La gente attualmente ascolta meno, si sofferma meno, perciò prende ciò che gli viene servito (radio, social, televisione) senza andare a ricercare. Il mercato musicale è saturo: ci sono degli artisti davvero bravi, altri che non valgono nulla. Il problema è che spesso e volentieri non è la qualità della musica o dei testi a fare la differenza, ma  chi ti copre le spalle.
Per cui autoproduzione sì, ma non basta.

Riguardo la diffusione della musica inedita. Quali sono le difficoltà per un cantautore che vuole proporre la propria musica ai locali, club, eventi live?

Passo almeno una decina d’ore ogni due settimane a mandare email a locali, radio, eventi, festival. Ho la consapevolezza che la maggior parte non vengano nemmeno lette, anzi cestinate a prescindere. Ma tanto è l’unico modo per riuscire a suonare in giro, soprattutto fuori zona, dove non puoi arrivare di persona. È difficilissimo riuscire a organizzare date e incastrare tutto. Inoltre dopo l’episodio successo a Corinaldo, durante il concerto di Sfera Ebbasta, la burocrazia e le misure di sicurezza per ospitare una serata sono aumentate a dismisura. Questo ha fatto sì che per un gestore del locale organizzare un concerto diventi una cosa molto complessa e dispendiosa. Per cui molti locali hanno chiuso, molti hanno smesso di fare musica dal vivo, altri hanno diminuito le serate cercando di far solo quelle che portano incasso assicurato. Quindi per un artista emergente diventa davvero molto difficile riuscire a trovare dove suonare, soprattutto con una band di sostegno alle spalle.
I cachet sono bassissimi chiaramente perché in pochi decidono di scommettere sulla musica di un artista sconosciuto. Fortunatamente nell’ultimo anno sono riuscito a fare parecchie date solo in acustico sparse per l’Italia. Ho scoperto che esiste ancora chi crede nella musica dal vivo, chi ne comprende le esigenze, il fare tanta strada solo per portare le proprie emozioni su di un palco.

In che modo il web e i social sono utili per la tua attività?

Distruttivi ma purtroppo essenziali. Ora come ora, fare musica di qualsiasi genere essa sia, non basta. La musica è diventata un prodotto. L’etichetta, l’immagine che dai, è fondamentale. Siamo tanti, troppi e la fruizione musicale è semplicissima. Hai tutto a portata di mano, tutto gratis. Per cui devi farti notare per riuscire ad emergere più di altri, soprattutto poi dal momento in cui i dischi non vengono più venduti e l’unico modo per riuscire a vivere di musica è suonarla dal vivo. Per fare i concerti come dicevo poco fa servono numeri, serve pubblico e dove lo attiri quest’ultimo? Sul web. Al momento cercare di fare il musicista senza avere i social network credo sia impossibile.

Come vedi il futuro della musica?

Credo che l’Italia sia uno dei pochi posti dove il termine indie venga mescolato e confuso con pop. Non sopporto la musica italiana attuale. Non sopporto la maggior parte, se non la totalità degli artisti che fanno parte della corrente pop e itpop. Spero che le cose si riprendano al più presto perché la musica è diventata un prodotto, un’immagine e poco più. C’è una quasi totale assenza di contenuti sia musicali che a livello di testo. Spero si cambi direzione, se no sarò costretto a nuotare controcorrente.

Angela De Gregorio