Non ci sono razze, colori e religioni nella musica, è un bellissimo linguaggio universale - Intervista al pianista Fabio Castronuovo

Non ci sono razze, colori e religioni nella musica, è un bellissimo linguaggio universale - Intervista al pianista Fabio Castronuovo

Dare valore alla contaminazione musicale è quello che dovrebbe fare ogni musicista, perchè la musica è un linguaggio universale, condiviso ovunque e da chiunque. Da qui nasce il progetto del pianista Fabio Castronuovo, che vede la collaborazione di altri musicisti e della cantante Raffaela Siniscalchi.

Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?


E’ una domanda difficile, in generale penso che sia stato fondamentale nel mio modo di suonare, fare esperienza con artisti di ogni genere, da subito ho suonato in situazioni diverse dal blues alla salsa, passando per il jazz al rock. Dai 19 anni ho iniziato a suonare tutto quello che mi capitava sotto mano. Questo sicuramente ha influito tanto sul mio stile perché sono entrato in contatto con musicisti di ogni tipo, ed il mio modo di suonare si è arricchito fortemente.


E' appena uscito il tuo nuovo album. Ce ne vuoi parlare?


Certo è un album che abbiamo voluto fortemente con gli altri membri del gruppo noborder, ovvero Raffaela Siniscalchi alla voce, Mirco Capecchi al basso e Francesco Bucchioni alla batteria. Il progetto e il disco sono nati, come tutte le cose, un pezzo alla volta, durante i nostri concerti. Abbiamo suonato insieme a Capodanno e ci è sembrato quasi ovvio cercare di mettere un punto fermo nella nostra collaborazione. Avevamo bisogno di fermare su un disco questa nostra intesa musicale così forte. Oltre a questo devo dire che il periodo che stiamo vivendo in Italia è pieno di violenza verbale, culturale. La diversità è vista come una minaccia e non come un opportunità. I musicisti non possono essere razzisti, sanno benissimo da quando sono piccoli che il loro DNA musicale è tremendamente vario, spazia dalla musica classica Europea, al rock americano, alle ritmiche orientali così affascinanti, fino al richiamo universale dell’Africa. Non ci sono razze, colori e religioni nella musica, è un bellissimo linguaggio universale. E in questo senso è nato il progetto. Per l’occasione ha registrato con noi una cantante meravigliosa, che ha fatto della sperimentazione in territori sempre diversi la sua cifra stilistica, Raffaela Siniscalchi. Ci siamo conosciuti nel 2004 su un blog e da allora le nostre strade sono rimaste sempre in contatto, abbiamo sempre desiderato suonare insieme, e mi è sembrato il giusto completamento per il progetto. Raffaela ha registrato per Morricone, ha collaborato con Piovani, Antonello Salis e tutti i più grandi jazzisti italiani. Una voce emozionante e ricca, una cultura musicale che è profondamente ancorata al mare mediterraneo, un ultimo suo disco Waitin’ 4 Waits che ha avuto un grande riscontro di pubblico nei concerti in Europa, un viaggio raffinatissimo accompagnato dagli archi nella musica di Tom Waits. In questo senso il progetto è anche politico, nel senso che afferma il valore della diversità, il valore universale della migrazione e le cose magnifiche che una collaborazione pacifica tra popoli può portare alle nostre vite.


Sei aperto alla sperimentazione?


Si come dicevo sopra, la sperimentazione nella musica è il motore dell'evoluzione, mai come nella musica è fondamentale sperimentare, trovare nuove strade e sperimentare non significa necessariamente "famolo strano" , ma significa affrontare con apertura ogni progetto, accogliendo le contaminazioni che gli altri musicisti portano, integrandole nel suono del gruppo. Quindi ben venga la sperimentazione intesa come nuove strade da percorrere, ad esempio nel disco che è appena uscito c'è una versione del pueblo unido degli intillimani, Raffaela ha una grande esperienza con le colonne sonore (ha inciso per Morricone e spesso ha prestato la sua voce a progetti teatrali e cinematici), il brano è sperimentale nel senso che è permeato di elettronica, sonorità jazz e questa morbidezza cinematografica, mantenendo comunque la matrice originaria del brano.


Quanto è importante lo studio e la costanza per imparare a suonare uno strumento?


Lo studio e la costanza sono fondamentali per acquisire la tecnica, poi quella tecnica occorre dimenticarla, ovvero la tecnica serve per esprimere senza limiti le proprie idee, intendo anche quando parliamo ormai conosciamo la grammatica perfettamente e possiamo esprimere concetti in modo immediato attingendo a tutti gli studi che abbiamo fatto. Analogamente nella musica non bisogna diventare ostaggi della tecnica esibita e ricercata ad ogni nota, ma utilizzare quella tecnica per dimenticarla e lasciar fluire le idee senza limiti.


Quali sono i pro e i contro del web e i social nell’attività di un musicista?


Il web è una grande opportunità di diffusione del proprio lavoro oltre i confini locali, il tema in italia è più complesso, sono purtroppo convinto che in italia non esista un pubblico adeguato perchè non c'è cultura della musica e cultura dell'ascolto, la musica è relegata come sottofondo ed è davver complesso trovarsi in situazioni di livello a suonare con un pubblico adeguato e con una situazione tecnica adeguata. Il web ha un'altra colpa ha reso troppo facile trovare musica, rendendo nell'immaginario di chi ascolta la musica un qualcosa di leggero e semplice e gratuito, come se non ci fosse del lavoro dietro la musica, come se suonare fosse un'attività completamente ludica senza alcuno sbocco lavorativo. Questo ha anche peggiorato l'ascolto, essendo quasi priva di valore, si scaricano o si mettono in playlist migliaia di canzoni che si ascoltano superficialmente, facendo zapping compulsivo. Io stesso ne ero rimasto vittima, e sono tornato al vinile non tanto per la qualità, ma perchè mi impone disciplina nell'ascolto, 20 minuti per facciata senza poter cambiare troppo spesso canzone.


Ci sono abbastanza opportunità live per i musicisti?


Come dicevo prima, non ci sono abbastanza opportunità live per mancanza di cultura del pubblico in primis, ma anche dei gestori di spazi e locali, le opportunità di un certo livello sono gettonatissime e rimangono spazi dove è difficile esprimere la propria musica per mancanza di adeguata strumentazione tecnica e ancora di un pubblico che sappia creare la magia. Quando si suona, la magia viene 50% dai musicisti e 50% dal pubblico, quando si crea quella sintonia bellissima tra pubblico e musicisti arriva la magia quella vera, ogni tanto capita ma è raro e dipende da tante variabili che è difficile trovare negli spazi live disponibili oggi.


Come vedi il futuro della musica?


Oddio, questa è una domanda da un milione di dollari, la musica sta cambiando ed è cambiata, sempre di più le nuove tecnologie consentiranno di ridurre le distanze, immagino prove e concerti anche con alcuni musicisti a distanza, possibilità di scambio più veloci. La musica deve contestualmente mantenere il forte valore locale e rituale che riveste (( pensate a musica come il fado patrimonio dell'umanità)) ma allo stesso tempo abbracciare e contaminarsi con i suoni del mondo. Alla fine la musica è un linguaggio universale vivo, che si evolve, e si arricchisce proprio dalle integrazioni di culture diverse.

Angela De Gregorio

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