Victor Solaris è in primis un musicista, ma la sua grande passione per la musica lo ha portato a fondare un associazione ‘’Sos Musicisti’’, per la salvaguardia dei musicisti. Una lotta continua, ma che ne vale la pena quando di mezzo c’è una giusta causa.

Ci parli di SOS musicisti? Com’ è nata e qual è la sua finalità?


SOS MUSICISTI nasce con due finalità ben precise. La prima è quella di portare all’attenzione delle istituzioni le criticità che affliggono il nostro comparto allo scopo di arrivare a delle riforme legislative con la migliore conoscenza possibile delle problematiche.
La seconda finalità è quella di educare i musicisti stessi ai doveri e ai diritti dettati dalla legislazione sullo spettacolo. Legislazione pur pessima (come ampiamente descritto nel Manifesto dei Musicisti), ma che comunque occorre conoscere affinché possa essere migliorata.
Troppo spesso, infatti, l’amore per l’arte della musica (sempre in bilico tra cultura e intrattenimento, tra lavoro e divertimento) mette eccessivamente in secondo piano l’ABC delle regole più elementari come, ad esempio, la conoscenza del sistema previdenziale degli artisti.
Accade infatti che ci si ricordi che esiste la pensione per gli artisti quando si è ormai troppo avanti in età, con un pugno irrilevante di contributi previdenziali e il lavoro che tende a rarefarsi fino a scomparire del tutto.

In che modo bisogna tutelare la musica e i musicisti?


E’ lo Stato che ha il dovere di tutelare la musica e coloro che la fanno. Infatti, a partire da fine anni ’70 circa, le innumerevoli riforme sul lavoro, pensate per operai e impiegati senza mai tener conto che quello dello Spettacolo è un comparto totalmente atipico, hanno reso sempre più complesse e ostacolanti le regole per esibirsi “in regola”.
In sostanza occorre una riforma pressoché totale e specifica della normativa sul lavoro nello Spettacolo. Per inciso, la recente legge in tal senso (il Codice dello Spettacolo) è in via di attuazione, ma è assolutamente carente. Tratta infatti di aiuti economici e solo marginalmente di riforme sul lavoro: Il comparto ha sì bisogno di essere assistito dallo Stato (almeno per quanto riguarda l’aspetto culturale), ma a chi andrebbero gli aiuti economici se i musicisti per intascare qualcosa dagli “aiuti di Stato” dovranno ricorrere a stratagemmi fiscali funambolici?

Cosa deve essere fatto per dare dignità ai musicisti?


Dignità vuol dire lavorare alla luce del sole, pagando eque tasse o in esenzione “legale” quando i budget sono eccessivamente esigui, senza l’umiliazione di dovere ricorrere al nero.
Nel nostro paese, tra conservatori statali, sedi distaccate e istituti parificati, siamo alla notevole cifra di 88 istituti di Alta Formazione Musicale; se si fa il rapporto pro capite, è il massimo numero in Europa, e c’è anche da aggiungere che da diverso tempo in quasi tutti gli istituti musicali sono stati introdotti corsi di Popular Music e Jazz, segnale evidente che il nostro Stato tiene in alta considerazione l’arte della musica, e a tutti i livelli.  Ne consegue quindi che non è affatto normale che parallelamente, gli oltre 6.000 allievi laureati in musica annualmente, per fare il poco lavoro che c’è, debbano essere costretti ad andare “a nero” o a ricorrere ad associazioni di copertura al solo scopo di volatilizzare le modeste paghe con “ricevute per rimborsi spesa”! Se non è mancanza di dignità  questa ?!? Quindi, per rispondere ancora meglio alla domanda: occorre semplificare al massimo le regole per suonare, eliminare inutili orpelli burocratici e soprattutto, come accennato sopra, istituire una equa fascia di esenzione fiscale per gli eventi live dove le tasse e i contributi non potrebbero essere mai pagati.

E’ ancora difficile ritenere, nella società attuale, che fare il musicista sia un mestiere come tanti altri. Perché?

Per la verità, quantomeno a mio avviso, un mestiere come gli altri non lo è mai stato e non lo sarà mai. Nello spettacolo c’è sempre (o quasi) la gratificazione del divertimento e soprattutto degli applausi del pubblico. Te lo immagini un impiegato di banca ineccepibile, velocissimo e simpatico quanto vuoi … che riceve degli applausi? Nel bene e nel male Il mestiere dell’artista è un lavoro diverso, non per niente in inglese fare l’artista si dice to play e in francese jouer, il che non giustifica certo che si pretenda la gratuità, ma proprio perché l’artista è destinato a vivere di lavoro saltuario per tutta la vita occorre che lo Stato gli dia un binario privilegiato in quanto a tasse e contributi.
Vale la pena ricordare che l’Enpals, quando fu fondato nel lontano ’47, era proprio un ente assistenziale per una categoria a bassa capacità contrattuale e con sistematica precarietà lavorativa. E’ nel tempo, come dicevo prima, che le riforme sul lavoro pensate per altri, hanno reso la vita degli artisti sempre più difficile.
Per inciso. Penso che in nessuna altra nazione le norme sul lavoro degli artisti siano complesse come da noi.

Ci sono abbastanza opportunità di esibirsi? O dovrebbe esserci un miglioramento riguardo l’organizzazione dei live?

Non è nella mission di Sos Musicisti analizzare la buona o cattiva organizzazione degli eventi, ma se parliamo di opportunità mi sento di affermare con la massima serenità che il live nei piccoli e medi locali d’intrattenimento (in sostanza, pub e jazz club) è penalizzato principalmente da due fattori: l’obbligo del versamento dei contributi (Agibilità INPS/exEnpals e quant’altro) e i costi eccessivi della Siae.
Per quanto riguarda l’INPS (gestione exEnpals), va ricordato che i “contributi previdenziali” sono come le tasse, cioè: salvo un paio di eccezioni, vanno pagati sempre, a prescindere se a provvedere è il committente (il gestore) o il musicista stesso autonomamente. L’importo è il 33% del corrispettivo pattuito, cui vanno aggiunti altri oneri minori, ma dal momento che i compensi che i gestori possono spendere sono mediamente insufficienti e spesso a malapena coprono le spese di una band (ammortamento strumentazione, sala prove, viaggi, ecc), c’è una sola via d’uscita: una area no-tax (repetita iuvant) per gli eventi dal budget incongruo per pagare decorosamente un gruppo di artisti DAL VIVO e “metterli in regola”, altrimenti l’evento stesso non può essere effettuato.
Su questo problema c’è un’ampia pagina sul Manifesto dei Musicisti http://www.sosmusicisti.org/manifesto-dei-musicisti-in-continuo-aggiornamento/  con proposte di legge già ben preparate, persino in termini giuridici. http://www.sosmusicisti.org/comma-188-proposta-alternativa/ . Per quanto riguarda la Siae aggiungo solo che nei pub e nei jazz club del Regno Unito, dove sono nati e hanno fatto le ossa band di levatura mondiale (Beatles, Rolling Stones, Queen, Pink Floid, Genesis, ecc) il costo dei diritti d’autore non arriva a 10 pound. Ho detto tutto.

Quali sono i ‘’vantaggi’’ che la tecnologia di internet ha portato nella musica?


YouTube, i social, ecc. permettono a chiunque di crearsi il proprio spazio di visibilità e questo è certamente positivo, ma parallelamente, vuoi per amore della musica, vuoi per desiderio di apparire, vuoi per una crisi generalizzata per cui ci sono poche alternative di lavoro in altri settori, noi musicisti siamo aumentati eccessivamente di numero ed è ben difficile che sia proprio la rete a dare la spinta decisiva ai migliori.

Come vedi il futuro della musica?

In linea generale, il futuro della musica lo vedo non nero, nerissimo.
Mi spiace che a dirlo sia proprio io che ho fondato Sos Musicisti, l’unico sodalizio nazionale votato alla soluzione delle criticità del settore.
Di musica ce n’è troppa in giro e di musicisti anche (come dicevo sopra); però una convinzione mi da sollievo: un solo tipo di musica è destinato a risorgere dalle ceneri. Quella dal vivo.

Angela De Gregorio