Simone Colombaretti, in arte Moonet, è un compositore e bassista. Il suo viaggio a Los Angeles gli ha permesso di vedere una realtà musicale completamente diversa da quella italiana. E oggi è pronto a far ascoltare al pubblico il suo EP di esordio OUSIA Vol.1.

Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?

Sicuramente a livello “professionale” mi ha formato piu’ il suonare dal vivo sin da subito, su palchi orribili e non, piuttosto che lo studio tecnico della materia musicale, nonostante questo sia certamente importante. Ma credo che cio’ che piu’ mi ha segnato, piu’ che formato, per quanto riguarda la mia decisione artistica di concentrarmi sulla produzione musicale oltre che sull’essere un bassista, sia stato il viaggio a Los Angeles che ho fatto nel 2018, neanche troppo tempo fa. Ero andato a trovare un carissimo amico che vive lì producendo musica, e sono così entrato in contatto con una realta’ fino ad allora molto lontana da cio’ che potevo immaginare; cosi’ ho avuto il desiderio di iniziare a concepire la musica in maniera diversa, prendendo esempio da quell’ambiente e cercando di applicare i metodi di produzione che avevo imparato anche qui in Italia. Devo dire che sembrano funzionare!

E' da poco uscito il tuo EP di esordio autoprodotto OUSIA Vol.1. Ce ne vuoi parlare? Progetti per il futuro?

L’idea di incidere un EP e’ nata all’interno della “taverna” della mia vecchia casa, uno stanzino abbastanza grande da far entrare un divano e una scrivania per produrre. Ero da poco tornato dal viaggio a Los Angeles di cui parlavo prima; avevo da parte alcuni beat che avevo scritto e li avevo modificati e migliorati anche grazie a quanto imparato ad LA. Cosi’, insieme ai miei amici, abbiamo finalizzato una traccia (Redbone Revisited, l’ultima dell’EP); la traccia sembrava davvero bella e ho pensato di avere voglia che un “pubblico” potesse sentirla. Cosi’ ho cominciato a scrivere per questo progetto: inizialmente non avrei immaginato di rappare o scrivere dei testi, perche’ l’idea era quella di un EP strumentale, ma anche perche’ non me ne sentivo in grado. Poi, mentre scrivevo, ho avuto sempre piu’ voglia di sperimentare ed esprimermi. In circa un anno le tracce erano ultimate e, grazie al fondamentale aiuto esperto di Marco Lastella, sono state mixate e masterizzate. Per quanto riguarda i miei progetti futuri, l’idea e’ quella di portare OUSIA live con una band che abbiamo ultimamente messo su e di cambiare un po’ cio’ che viene proposto regolarmente al pubblico. Proprio per questo non riesco e non voglio chiudermi in un genere musicale, come spero si possa notare dall’ascolto dell’EP, e sto anche cominciando a scrivere in italiano. La voglia e’ quella di comunicare a piu’ persone possibili, di smuovere le acque stagnanti in cui ci ritroviamo musicalmente parlando.

Qual è il messaggio che vuoi comunicare attraverso i tuoi brani?

Ho cercato per questo EP un titolo che potesse proprio riassumere le mie intenzioni in questo senso: ho scelto OUSIA perche’ questo e’ il termine greco per “essenza”. Questo disco racchiude, infatti, la mia essenza, ma punta per quanto possibile a toccare l’essenza dell’ascoltatore, chiunque egli sia. Attraverso le mie tracce mi piacerebbe portare chiunque le ascolti in un suo personale mondo colorato. Esempio tangibile di questo desiderio e’ la presenza delle tracce strumentali all’interno di OUSIA: l’assenza di testo rende possibile all’ascoltatore la totale libera interpretazione del pezzo. Nel disco sono presenti anche tracce cantate o comunque con un testo; in queste di certo l’ascoltatore dovra’ prestare affidamento ai testi, che sono volutamente molto semplici stilisticamente, proprio per lasciare uno spazio interpretativo. Ad esempio in Everybody Falls, prima traccia, si parla di questo gran numero di persone che letteralmente cadono a terra, me compreso. In Shitty Vibes, terza traccia il cui testo e’ stato scritto insieme a Lorr (Laura Salvi), si parla della situazione in cui ci si ritrova a conoscere qualcuno che, nonostante la sua simpatia, non riusciamo a farci piacere perche’ semplicemente non emana le giuste vibrazioni… ognuno puo’ cercare, se ha voglia, significati piu’ profondi.

Autoproduzione oggi. Qual è la tua visione?

Credo che l’autoproduzione sia oggi una delle vie piu’ intelligenti; innanzitutto perche’ molto semplice da approcciare e chiunque potrebbe riuscire con un minimo di dimestichezza nell’utilizzo della tecnologia, o almeno chiunque abbia voglia e curiosita’ di imparare e scoprire nuovi metodi. Inoltre, l’autoproduzione ti da’ la possibilita’ di produrre letteralmente ovunque, senza necessita’ di grandi impianti o di grandi costi, il che e’ una manna dal cielo per noi artisti emergenti. Poi, per quanto mi riguarda, sentendomi io anche un compositore oltre che un bassista o un musicista in generale, i software di produzione danno accesso ad una libreria di suoni infinita, che personalmente mi risulta utile anche se non fondamentale. In ogni caso, al giorno d’oggi credo che anche gli artisti di altissimo livello sfruttino in una certa percentuale l’autoproduzione, almeno per quanto riguarda la fase creativa del brano, anche se poi magari l’ultimazione avviene del miglior studio di registrazione.

Riguardo la diffusione della musica inedita. Quali sono le difficoltà per un artista che vuole proporre la propria musica ai locali, club, eventi live?

Credo che la difficolta’ piu’ grande riguardi il fatto che non c’e’ spazio per le novita’. Per esibirsi in un locale affermato, davanti a persone che lo frequentano in maniera assidua, devi essere sotto una etichetta o almeno avere i giusti contatti, qualcuno che garantisca per te, a prescindere da quanto tu sia innovativo o brillante. Credo che questo sia un meccanismo triste, perche’ chi gestisce questo genere di locali dovrebbe intendersene di musica ed essere interessato a diffonderla a prescindere da qualunque cosa, ma questi si limitano per via dei meccanismi economici che, in parte giustamente, ci sono dietro. Cio’ si ricollega anche a quanto detto sull’autoproduzione, che e’ un ottimo veicolo per imparare a fare da se’ e slegarsi per quanto possibile da questi sistemi, che tendono un po’ ad atrofizzare il mondo musicale. Sono stato infatti in grado, grazie alla collaborazione di altri musicisti e appassionati come me, di organizzare un live per festeggiare l’uscita dell’EP: abbiamo fatto tutto da soli e non c’era nessun interesse al guadagno. Ovviamente, queste problematiche di spazio spiegano come mai le radio spesso mandino in onda la stessa musica, così come le etichette per quanto riguarda la produzione, o almeno la maggior parte. Se si desse la possibilita’ al pubblico di aver davanti piu’ possibilita’, piu’ generi, questo potrebbe diventare piu’ curioso e interessarsi a stili musicali diversi e nuovi. Credo che gli artisti emergenti, me compreso, debbano cominciare a lavorare per abbattere questo tipo di barriere, nel loro piccolo.

In che modo il web e i social possono essere utili per l'attività di un artista?

Personalmente, non mi piace l’uso fino a se stesso dei social, ma stimo quello professionale e mirato. I social ti permettono di accedere a tutti i contenuti che un altro artista pubblica e questo puo’ rivelarsi molto utile per quanto riguarda soprattutto le collaborazioni artistiche. Grazie ad Instagram ho trovato il batterista con cui sto lavorando per portare la mia musica dal vivo, Matteo D’Ignazi: ho potuto vedere e sentire i suoi contenuti e ho potuto così capire che il suo stile era molto in linea con le mie idee. Mi e’ bastato contattarlo e organizzare delle prove con lui e gli altri membri della band per inserirlo con piacere nel progetto. Inoltre, sempre grazie ad Instagram ho conosciuto Lorr (Laura Salvi), che ha prestato la sua voce per cantare Shitty Vibes, componendone tra l’altro insieme a me il testo. Per il resto, non mi piace la condivisione online indiscriminata: non ho bisogno di impressionare nessuno, non ho bisogno ad esempio di documentare passo passo il fatto che di essermi chiuso in studio per una session tutto il giorno, perche’ la ritengo una cosa futile. Jon Bellion, artista che stimo molto, in un suo brano dice ‘’I stopped the flexin' on socials, corny shit to impress you’’ e semplicemente mi ritrovo molto in linea col suo pensiero.

Come vedi il futuro della musica?

Lo vedo cristallino e negativo allo stesso tempo. Credo dipenda molto da cio’ che nel presente si decide di fare. Come detto prima, gli artisti, soprattutto emergenti, si trovano attualmente davanti a molte barriere all’ingresso e tutto dipende da come ci comporteremo a riguardo.

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Dott.ssa Angela De Gregorio. Musica e Comunicazione