The Foolish Wise Man, pseudonimo di Luca Sigismondi, è un cantautore abruzzese. Il suo nuovo EP s'intitola "Midsummer Night's Dream".

Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?

Da un punto di vista musicale, l’incontro con il Voice Building Method. Si tratta di un metodo didattico di formazione vocale che è stato per me un momento di svolta importante. Mi ha permesso di riscoprire la mia voce, liberandomi da sovrastrutture che avevo costruito nel tempo, e tirando fuori quel suono che ora sento rappresentarmi in modo sincero e credibile. Poi credo che il viaggio sia una forte esperienza formativa e grande fonte di ispirazione per la mia musica, infatti sto rimettendo a posto un vecchio van della Volkswagen per poter lanciarmi in qualche nuova avventura!

E' uscito il tuo nuovo EP “Midsummer Night's Dream”. Ce ne vuoi parlare?

Midsummer Night’s Dream è la mia prima esperienza in studio con il progetto The Foolish Wise Man. I quattro brani presenti nell’EP, di cui sono autore, interprete e produttore, sono stati registrati con la collaborazione ed il supporto di Bodacious Collective, gruppo di musicisti attivo nel campo del songwriting e della produzione musicale su Roma. In particolare l’album è nei suoi arrangiamenti e produzione frutto dell’incontro con Giovanni Pallotti, bassista, compositore e produttore romano e che vanta collaborazioni con artisti del calibro di Marco Mengoni, Jeff Beck e Giovanni Truppi. L’EP è ricco di contaminazioni di suoni acustici titpici dell’indie-folk (Bon Iver, Iron & Wine), ricco di sonorità riconducibili al recente indie pop e cantautorato italiano (Levante, Brunori sas) ed elementi del genere indie elettronico (The XX).

Ci sono artisti che ti hanno influenzato nella scrittura delle tue canzoni?

Il progetto che sto portando avanti è totalmente in lingua inglese ed affonda le radici nelle sonorità dell'indie-folk, del folk rock e dell’indie rock. Trae ispirazione da artisti quali Bob Dylan, Nick Drake, Bon Iver, Iron & Wine, The Tallest Man on Earth, Ásgeir, Ben Harper, Jack Johnson, Lucy Rose. È altrettanto influenzato da cantautori italiani contemporanei come The Leading Guy, Any Other e Wrongonyou che come me hanno scelto di esprimere la propria creatività in lingua inglese.

Quanto conta secondo te la passione, la costanza e la motivazione per avviare una carriera musicale?

Ci sono tanti aspiranti artisti con voci pazzesche, ma che non possiedono quella sana convinzione che permette di avviare una carriera musicale. Bisogna lavorare tanto e tirare dritto per la propria strada, continuando a studiare, sperimentare ed evolversi sempre.

Qual è il messaggio che vuoi comunicare attraverso le tue canzoni?

Nelle mie canzoni è la musica che fa da traino a livello creativo e comunicativo. Infatti, sul piano compositivo nasce sempre prima l’idea musicale, spesso un giro di accordi o un riff sulla mia chitarra acustica. Da qui nasce l’ispirazione, un mood che evoca “parole” (per lo più in lingua inglese) che costruiscono la base della storia che poi viene sviluppata in ogni canzone. Nelle quattro tracce dell’EP mi sono ritrovato a riflettere su temi quali lo scorrere della vita, l’amore, l’immutabilità dell’ordine delle cose. Cerco sempre di dare a me stesso e agli altri un messaggio di speranza, anche sotto quel velo di malinconia che mi accorgo rimanere sempre nella mia scrittura.

Com'è il tuo rapporto con il web e i social?

Credo che al giorno d’oggi siano diventati fondamentali e che abbiano cambiato totalmente il modo di promuovere e fruire musica. Credo siano un mezzo abbastanza democratico, anche se dando potenziale visibilità a tutti c’è il rischio di essere raggiunti anche da proposte di qualità discutibile. Inoltre, hanno modificato la figura del musicista/cantautore che oggi deve, oltre ad occuparsi di musica, sviluppare tante altre skills necessarie a farsi notare. Ci vuole costanza, motivazione e desiderio di mettersi sempre in discussione. Personalmente sto prendendo confidenza con il mezzo social, cercando di sfruttare le sue potenzialità. Credo sia fondamentale soprattutto in questo momento in cui la possibilità di esibirsi dal vivo è limitata. Cerco comunque sempre di mantenere la centralità sulla musica.

Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro della musica?

Nell'ultimo anno, tutti i soggetti che lavorano nel mondo della musica sono stati colpiti duramente. Io però resto positivo per il futuro! La gente ha un bisogno viscerale di musica, soprattutto di quella live, quindi quando le cose ripartiranno ci sarà da divertirsi! All’inizio credo che il modo di fruire musica dal vivo sarà leggermente diverso rispetto al passato favorendo una dimensione più intima. Confesso che un po' mi piace l’idea di una ripresa fatta di showcase, piccoli teatri e magari anche riaperture di piccoli locali. Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Dott.ssa Angela De Gregorio, Musica & Comunicazione