Il batterista Francesco Paolo Sguera in questa intervista ci parlerà dell'importanza di essere autonomi come artista. Oltre all'aspetto creativo è importante curare l'aspetto imprenditoriale per avere maggiori opportunità nella propria carriera e definire meglio gli obiettivi a lungo termine. Hooplug è il suo progetto riservato ai batteristi, per trovare una soluzione a uno dei problemi che affligge la maggior parte dei batteristi: la trasportabilità dello strumento.


Ci parli dei tuoi studi musicali?


Suono la batteria dall’età di 12 anni e sono principalmente autodidatta. Ho frequentato solo per qualche mese un maestro che mi ha insegnato i primi rudimenti ma poi ho preferito continuare per conto mio, non per pigrizia o disinteresse, semplicemente perché ho sempre avuto un approccio libero, genuino e spensierato allo strumento che per me è da sempre un modo per esprimere me stesso oltre che una divertentissima valvola di sfogo. Ho iniziato come molti, ascoltando tanta musica e provando a suonarla a memoria e questa cosa penso mi abbia aiutato a sviluppare l’orecchio e una certa “attitudine al live” molto più di come sarebbe stato se fossi diventato dipendente da uno spartito fin dall’inizio. Comunque, sono sempre stato molto autocritico e severo nel giudicare il mio modo di suonare e non mi è mai piaciuto ostentare nel suonare in pubblico o anche solo nell’autodefinirmi come batterista. Ho sempre preferito far parlare gli altri. Nell’ultimo periodo ho ricominciato a studiare perché credo che l’esercizio e lo studio siano essenziali per migliorarmi sempre di più, soprattutto in vista delle nuove attività live e in studio con la mia band. Di base il mio approccio nella vita è sempre stato quello di “fare e basta”. Quindi suono e basta, con umiltà e tranquillità, cercando di migliorarmi per quel che posso e pensando che non devo dimostrare niente a nessuno se non a me stesso.


Quali sono le esperienze che ti hanno maggiormente formato?


In ambito musicale tutte le esperienze con i The Strigas, loro sono davvero la mia seconda famiglia. L’esperienza più bella è sicuramente stato il tour europeo per promuovere il nostro primo album “A poisoned kiss to reality” nel 2016. Siamo partiti dal Sud Italia con un furgone pieno zeppo di sogni e voglia di spaccare e siamo arrivati in Finlandia passando per Slovacchia, Rep Ceca, Polonia (tra cui un’esibizione all’Hard Rock Cafè di Varsavia), Lettonia ,Lituania ed Estonia. Due anni dopo abbiamo seguito i 69Eyes (gruppo storico finlandese) come band di supporto nelle 3 date italiane del loro tour mondiale. Altra esperienza magica all’insegna del Rock ‘n Rol!


Sei fondatore di un progetto molto interessante che potrebbe essere utile a molti batteristi: HOOPLUG. Ce ne vuoi parlare? Quali sono le finalità e i vantaggi?


Come ho detto, avevo 12 anni quando ho preso per la prima volta le bacchette in mano e ancora oggi sogno di vivere della mia passione. Sarò folle? No, forse solo determinato. La batteria ha scandito il ritmo della mia vita al punto da determinarne le sorti in maniera decisiva. Le emozioni che mi ha sempre regalato non mi hanno fatto mai mollare, neanche nei momenti più difficili. Anzi è proprio in quei momenti che ho capito qual era la mia strada. Così al rientro dal tour mi sono subito messo a lavoro su un’idea che mi balenava in mente da diverso tempo ma che ancora non aveva preso forma. Ho cominciato a realizzare il mio sogno cercando di risolvere una esigenza che ho vissuto in primis sulla mia pelle ma che poi ho scoperto essere sentita dalla maggior parte dei batteristi: la trasportabilità dello strumento. Era un momento di confusione ed incertezza nella mia vita. Ero in mezzo ad una tempesta, da solo in mezzo al mare. Poi uno spiraglio di luce…che pian piano si avvicinava. Ho iniziato a remare, solo contro tutto e tutti, perché volevo raggiungere quella luce! Ho iniziato ad informarmi su quali soluzioni offrisse il mercato per risolvere il problema del trasporto, ne ho provate alcune ma nessuna mi aveva davvero soddisfatto. Così ho cominciato a studiare delle alternative. Ho fatto prove su prove, realizzato i primi prototipi e finalmente ho messo insieme il puzzle arrivando al prodotto definitivo, quello che ho sempre avuto in testa. Poi ad Aprile 2018 arriva la sferzata di vento che ci voleva: Il mio progetto è stato selezionato dalla Regione Puglia tra i vincitori del bando “PIN pugliesi innovativi”, iniziativa volta a finanziare idee di giovani tra i 18 e i 35 anni. Tramite questi fondi abbiamo costituito la Omi project srls, ottimizzato i prototipi, creato il brand Hooplug in linea con i nostri valori e iniziato a comunicare all’esterno la nostra piccola grande rivoluzione. Hooplug è un sistema che consente di separare con estrema facilità le pelli dal corrispettivo tamburo, mantenendo invariata la tensione necessaria per suonare. Questo consente di poter inserire un tamburo dentro l’altro, come se fosse una matrioska. L’obbiettivo è stato quello di facilitare il trasporto della batteria facendo risparmiare tempo, spazio e di conseguenza denaro. Tutto questo salvaguardando il suono e senza apportare modifiche permanenti al proprio strumento. Il kit infatti sarà composto da elementi che andranno semplicemente ad adattarsi alla struttura già esistente rendendo l’operazione di montaggio estremamente semplice ed intuitiva. Per avere il risparmio di spazio ai fini di migliorare il trasporto ad oggi non esiste una soluzione definitiva e professionale ma bisogna scendere in qualche modo a compromessi : la trasportabilità va a discapito della resa sonora, inevitabilmente. Inoltre, con Hooplug rendi la batteria uno strumento davvero versatile poiché aprendo il tamburo è possibile trasformare una batteria acustica in una batteria muta per studiare in casa senza dar fastidio ai vicini, elettronica con l’aggiunta di un trigger, aggiungere luci a led (in partnership con il brand americano Galaxy Drum Lights) per non essere più nascosto durante i live o ancora permette la microfonazione dall’interno.


Hai deciso di far partire a Giugno una campagna Crowdfunding. Com'è nata l'idea?


Purtroppo il finanziamento ricevuto non è stato sufficiente a permetterci di avviare la produzione e il Crowdfunding servirà a raccogliere attraverso donazioni e preordini quanto necessario per partire con la produzione entro la fine dell’anno. Com’è ormai noto il Crowdfunding offre la possibilità di raccogliere fondi al fine di lanciare più rapidamente un'idea e metterti in contatto con i primi utilizzatori. Il feedback dei finanziatori, inoltre, ci aiuterà a perfezionare il progetto prima di presentarci sul mercato. Entreremo in contatto con chi è alla ricerca di una soluzione come la nostra e che successivamente potrà raccomandare la pagina ai loro amici, aumentando la conoscenza di HooPlug nella fase iniziale. Vogliamo essere limpidi e orientati al cliente fin da questa prima fase, per noi sarà importantissimo il coinvolgimento di tutti e ogni consiglio sarà preso in considerazione perché il nostro obiettivo è la soddisfazione del batterista. Attraverso i fondi ottenuti potremo dare il via alla produzione, ampliando il più possibile le misure disponibili e la gamma di prodotti. Presenteremo il nostro prodotto nelle più importanti fiere di strumenti musicali del mondo, apriremo collaborazioni con artisti e rafforzeremo la nostra rete commerciale. Tutto questo può essere possibile solo con il contributo di tutti, per cui invito i lettori a seguire le nostre pagine social (IG:@hooplug_official @nitrosguera ; FB : Hooplug ) per essere aggiornati su tutti gli sviluppi e partecipare attivamente alla raccolta fondi.


Nell'epoca del digitale è giusto dire che il musicista deve aver acquisito più competenze, oltre a quello di saper suonare bene il suo strumento?


Sicuramente si. Ormai al giorno d’oggi non si può più sperare di essere preso sotto l’ala di un famoso produttore che investe sul tuo progetto e ti porta al successo. Forse c’è stata un’epoca in cui era così, ma è finita almeno da un paio di decenni, anzi di più. Adesso bisogna rimboccarsi le maniche, investire tanti soldi, tempo e sogni per arrivare forse ad ottenere qualcosa. Adesso bisogna fare tutto da soli e personalmente la cosa non mi dispiace in termini assoluti: è sicuramente diventato molto più duro ma allo stesso tempo forse anche più democratico. È sacrosanto che tutti abbiano le stesse possibilità di formarsi, conoscere, creare un disco di buona qualità nella propria cameretta e soprattutto divulgare la propria musica indipendentemente. Allo stesso tempo però, per fare da sé bisogna saper fare un po’ tutto e avere una visione “imprenditoriale” e un’ottica di lungo periodo, prefiggersi obiettivi chiari e trovare il modo di avere a disposizione diverse competenze all’interno di uno stesso progetto musicale che possano sopperire alla mancanza di una etichetta (o comunque di un aiuto esterno). Sono sempre stato a metà tra sogno e realtà perché non ho mai abbandonato la musica e allo stesso tempo ho cercato di seguire un percorso di studi che potesse darmi competenze più ampie e spendibili anche in altri ambiti e devo dire che questa cosa, alla luce di quello che sto facendo oggi mi è stata davvero utile. Avendo il papà imprenditore ho sempre vissuto nella realtà aziendale e sono cresciuto con la mentalità di voler lavorare in modo autonomo senza dipende da nessuno. È sempre stato questo il mio obiettivo. Così, quasi per inerzia, ho intrapreso un percorso universitario in economia che ho interrotto a pochissimi esami dalla laurea dopo aver capito che la mia strada doveva essere un’altra. Anche se non ho (ancora) terminato gli studi ho appreso molte competenze tecniche e specifiche utili in quello che sto facendo oggi.


Com'è il tuo rapporto con il web e i social?


Ho iniziato ad utilizzare Instagram come canale di promozione per la mia band e man mano è diventato il principale mezzo di comunicazione anche della mia attività personale e del mio lavoro come neo imprenditore. Ho subito colto l’enorme potenziale di questa piattaforma perché credo sia l’unica che permette di raggiungere facilmente un vasto pubblico in linea con un determinato target. Nonostante abbia un numero di follower oltre la media ho sempre utilizzato i social con discrezione e una certa parsimonia. Non sono uno di quelli che fa 100 storie fisse al giorno o condivide foto dei piatti che mangia (tranne quando cucino le mie prelibatezze! :P ). Né ho una scadenza precisa nel postare contenuti. Pubblico quando penso di avere qualcosa che valga la pena raccontare, il più delle volte inerente alla musica. In generale non ho mai amato condividere momenti intimi della mia vita. Sono davvero rare le volte in cui lo faccio sia perché penso che alla gente non interessi più di tanto e soprattutto per una sorta di “protezione” e “tutela” nei confronti dei miei cari e della mia stessa intimità.


Come vedi il futuro della musica?


Il futuro della musica è ovviamente legato al futuro dell’uomo e se per certi versi l’umanità sembra andare in rovina, per altri non la vedo così nera. Penso che adesso di positivo c’è che ci sono molti più strumenti per veicolare dei contenuti e molti di questi sono fruibili gratuitamente a chiunque. Proprio per questo, al giorno d’oggi, è essenziale produrre materiale sempre più di buona qualità e con maggior frequenza per poter sfruttare appieno il potenziale che le nuove tecnologie (piattaforme social e di music streaming) hanno da offrire e per fortuna in questo clima frenetico, il digitale corre in aiuto sia di chi suona che di chi ascolta. Spero però che con questo non si arrivi mai al punto di sostituire del tutto l’uomo nel processo creativo e produttivo in virtù di un’ottimizzazione dei tempi e dei risultati, che già oggi l’intelligenza artificiale è in grado di garantire. Questo possiamo evitarlo solo se continuiamo a dar valore all’arte, all’anima, allo studio e al lavoro di chi c’è dietro la musica che ascoltiamo; se continuiamo a sostenerla andando ai concerti e comprando (COMPRANDO) la musica che ci piace e che vogliamo premiare. Perché quello che purtroppo sta avvenendo, è che ormai chiunque abbia un pc pensa di fare musica (vedi tutti i vari “prodiuser” e “diggei” che stanno oggi), ma “fare musica” è diverso da ESSERE UN MUSICISTA, e noi fruitori di musica questo dobbiamo imparare a distinguerlo sempre.

Angela De Gregorio