Antonio McFly Morelli è un musicista italiano. E' uscito il 23 novembre 2020 Sound My Way per Black Out Dischi, il suo primo album solista e strumentale.

Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?

Penso che come per ogni musicista siano molteplici i fattori che hanno contribuito alla mia formazione; sia gli studi accademici che l’esperienza dal vivo mi hanno fatto crescere dal punto di vista professionale. Anche le collaborazioni con altri artisti e con professionisti degli studi di registrazione mi hanno aperto ad altri punti di vista e interpretazioni rispetto al mio modo di vedere la composizione. Tutte queste cose insieme mi hanno portato oggi ad essere quello che sono dal punto di vista artistico.

Com’è nato il tuo amore per la musica elettronica?

Un pò da sempre questo genere musicale mi ha sempre affascinato perché racchiude in sé sia una componente vintage che moderna. Viviamo nell’epoca del digitale e questo tipo di musica se usato nel modo corretto ti consente di stare sempre a passo coi tempi. Sulla mia pelle ho provato anche in altre produzioni il piacere di notare come possa sposarsi perfettamente con qualsiasi combinazione di altri generi musicali. È un bel volano per creare musica liberamente.

Hai appena pubblicato il tuo nuovo album ‘’Sound My Way ’’. Ce ne vuoi parlare?

“Sound My Way” è un album che tenevo davvero molto a pubblicare, soprattutto per il fatto che per la prima volta nella mia vita ho la possibilità di far sentire agli altri composizioni scritte e pensate solo da me. In un certo senso ho voluto aprirmi al mondo e far capire come intendo la musica “a modo mio”. Chi lo ascolterà noterà sicuramente un’alternanza continua tra stili, suoni ed ambienti che rendono difficile, se non impossibile, racchiudere tutto l’album in un solo genere musicale. La componente che unisce tutte le tracce è la world music unita all’elettronica. Sul singolo “Irish Soul” ho avuto un bel riscontro, spero che sia così anche per il resto del disco.

Ci sono artisti a cui ti ispiri per la tua musica?

Penso tutti i musicisti abbiano degli artisti a cui si ispirano. Per quanto mi riguarda più che ispirarmi cerco di fare tesoro delle peculiarità e dei virtuosismi degli artisti che ascolto abitualmente. Mi piacciono vari generi musicali diversi, passo dal metal al pop, dal folk al rap, mi piace il mood che mi trasmette un artista piuttosto che il genere. Credo che la vera chiave di volta di un artista musicale sia l’originalità e forse questo è l’unico aspetto a cui cerco di ambire o di ispirarmi.

 

 

Com’è il tuo rapporto con i social?

Direi conflittuale perché ci vedo tanti punti di forza ma anche tanti limiti. Il punto di forza più grande sicuramente è l’abbattimento delle distanze tra artista e ascoltatore, letteralmente puoi arrivare a chiunque sia in un verso che in un altro. Un fan può scrivere direttamente al suo artista preferito e gli artisti possono contattare direttamente i propri fan. Per questo stiamo vivendo una vera e propria rivoluzione. I limiti più grandi che vedo sono la quasi totale mancanza di privacy e il rischio molto spesso concreto che si tenda prima di tutto ad apparire piuttosto che ad essere. Noto che tanti artisti e colleghi del settore spendono centinaia se non migliaia di euro per curare il proprio aspetto o il proprio look per dare un’immagine di professionalità, cadendo poi invece in svarioni clamorosi al momento della pubblicazione. L’immagine è un aspetto importante, anzi fondamentale, ma deve restare una delle componenti di un artista non l’unico aspetto. Si è musicisti perché si suona non perché si deve apparire tali.

Che consiglio daresti a un aspirante musicista?

Sicuramente direi di essere costante e di avere molta pazienza. La gavetta è tanta e credo che un vero professionista non la abbandoni mai del tutto. C’è sempre qualcosa da imparare dagli altri e i primi tempi da emergente sono sicuramente i più duri: non vieni preso sul serio, cadi spesso in errori banali, tendi a dare valore a cose superflue e viceversa. Bisogna studiare e cercare di essere il più possibili originali. Per il resto se c’è stoffa alla lunga si sentirà parlare di te.

Cosa possiamo aspettarci per il futuro della musica?

Spero tante cose buone e spero e auspico in un rinnovamento stilistico sia dal punto di vista organizzativo che artistico. Mi piace pensare al futuro della musica del nuovo millennio come a qualcosa di mai visto o sentito, una vera e propria rivoluzione musicale. Spero in bene ovviamente, purtroppo novità non sempre è sinonimo di miglioramento. Voglio essere ottimista dai. Grazie mille per l’intervista, a presto!

 

Dott.ssa Angela De Gregorio, Musica & Comunicazione