In una società che corre con ritmi frenetici bisognerebbe staccare un po’ la spina e la musica, come quella d’ambiente, può essere una vera e propria cura per il benessere di una persona e per allontanarsi dallo stress di tutti i giorni. In questa direzione Nick Gambino ha deciso di andare con il suo progetto di composizioni originali.

Che studi musicali hai fatto?

Quando ero piccolo ho studiato per due/tre anni chitarra classica e  pianoforte presso scuole private, lasciai gli studi all’età di 13 anni, per poi riprendere a 16 anni gli studi di chitarra elettrica, il momento più alto della mia vita in cui avevo la passione per la musica rock. Per molti anni ho continuato da autodidatta, pentendomi un po’ della cosa a dir la verità, studiare con qualche bravo maestro ti stimola e ti aiuta tanto a raffinare la tua tecnica che, in età adolescenziale dovrebbe essere in piena crescita, ora sarei cento volte più sciolto sullo strumento se avessi continuato gli studi senza interruzioni. Dall’anno scorso sono iscritto al conservatorio di Lecce in Chitarra Jazz, non so se in futuro continuerò questo tipo di studio, ma è un ottimo stimolo ora come ora per conoscere nuovi linguaggi come quello del jazz che è completamente diverso da ciò che conoscevo prima.

Ci parli del tuo progetto solista?

Il mio progetto solista è nato a Gennaio, avevo intenzione di farlo nascere l’anno scorso ma per impegni con un' altra mia band ho dovuto rimandarlo. Nasce dalla voglia di mettermi in gioco, di far vedere il vero lato di me stesso e la mia concezione di musica, è un progetto di musica strumentale ed è improntato su sonorità un po’ sperimentali come la musica ambient, l’elettronica, il post-rock. Da poco sono usciti alcuni miei video e brani, ascoltabili su YouTube e su Soundcloud e a breve anche su Spotify. Mi ispiro molto ad artisti come Ludovico Einaudi, Tony Anderson, Harold Budd, Pink Floyd e tanti altri. Questo mio progetto non è tanto ideato per la musica Live, il quale sarebbe davvero difficile da esprimere in qualche locale rumoroso o in qualche piazza di paese, ma è improntato sull’ idea di colonna sonora, potrei dire che è uno dei miei obiettivi ed è una cosa che ho sempre sognato. Ad ogni modo sto preparando anche dei piccoli corti live, dove mi esibirò usando la chitarra, la tastiera, ed una serie di effetti con pedali e loop tramite pc e loop station.

Il tuo pensiero è che la musica può essere in un certo senso una cura per il benessere di una persona. Vuoi approfondirci questo connubio che sembra molto interessante?

La musica per me è la cura praticamente a tutto, in tutta la sua totalità, in particolare la musica ambient dà questo effetto di totale relax e di trascendenza, come se riuscissi a toccare il cielo con un dito. Questo crea benessere, al mondo d’oggi, pieno di stress e ansie, dovremmo un po’ tutti trascendere e fare un piccolo viaggio in questo tipo di musica che molti di noi non conoscono o ritengono noiosa, è come una sorta di yoga per le orecchie.

Com’ è il tuo rapporto con il web e i social?

Per chi fa ciò che faccio io, ovvero il musicista o l’artista che vuole emergere, che lo si voglia o no, il web e i social sono necessari al mondo d’oggi. Un’ artista senza social, è praticamente invisibile, tralasciando artisti che ormai hanno già fatto la loro epoca e che si potrebbero anche permettere di non avere un pagina Facebook o un profilo Instagram. Tutto questo ha aspetti positivi e negativi, un aspetto positivo è che dà voce ad artisti validi di farsi vedere e farsi conoscere, senza l’aiuto di etichette e simili, d’altro canto però, c’è un così vasto numero di persone che vuole emergere, che si crea confusione, e si va in competizione gli uni con gli altri. C’è poco supporto tra artisti emergenti, molti di questi ricorrono a scorrettezze pur di apparire sopra a qualcuno, come comprare followers, comprare visualizzazioni etc, su internet tutto vien falsato e questo sta creando una sorta di odio/invidia delle persone. Dovremmo tutti essere più umili e pensare a far musica, e a suonare dal vivo, creare contatti umani. Non ha senso avere tanti followers se poi al tuo concerto vengono in 5 persone a sentirti, i social o il web in generale devono essere solo un aiuto per far conoscere la propria musica.

Ritieni si diano concrete possibilità per gli artisti che creano musica originale?

Creare musica propria è una cosa bellissima, ma è altrettanto difficile, non è una cosa che possono far tutti, a molti musicisti piace la vita facile, andare sul sicuro, crearsi la propria cover band o tribute con cui suonare. Questo è dovuto al fatto che qui da noi esistono poche realtà che danno spazio alle band originali, perché la tribute band tira di più, è un discorso di cultura musicale, la gente vuol sentire sempre le stesse cose. Per chi fa musica originale rimangono poche vie, come quelle dei contest, dei concorsi, o dei talent show. I contest sono una bella realtà ma hanno senso nel momento in cui non si debba votare con dei like su Facebook e simili (e qui mi riaggancio alla risposta della domanda precedente, non è il metodo giusto per decretare un vincitore), i contest seri hanno giurie qualificate, gli altri, son da evitare come i contest dove bisogna addirittura vendere i biglietti per le proprie esibizioni, a mio modesto parere, siamo musicisti, non dei PR.

Autoproduzione oggi. Qual è la tua visione?

Ormai la maggior parte degli artisti si auto produce, anche ad alti livelli, penso sia la via da prendere. Chi è sotto le Major è vincolato da contratti dove praticamente ti dicono loro cosa fare e come fare, diventi una specie di marionetta, le etichette indipendenti sono una bella realtà e permettono all’artista di esprimersi come meglio crede. Ovviamente la lotta è molto più difficile contro le major, loro hanno molto più potere ed espansione, che però, con l’ avvento di internet si sta riuscendo a combattere.

Come vedi il futuro della musica?

Sinceramente questa è una domanda difficile, l’unica cosa che riesco a immaginare è che rimanga tutto così com’è, da una parte gli artisti che provano a esprimere loro stessi lontani dal “mercato musicale”, dall’ altra parte si continuerà a calcare l’ onda delle mode momentanee, come d’altronde succede da sempre. Bisogna solo chiedersi, quale sarà la prossima moda?

Angela De Gregorio