Samuele Drovandi è un giovane pianista italiano. Sta terminando gli studi al conservatorio L. Boccherini di Lucca per poi praticare la professione del pianista e insegnante di musica.

Ci approfondisci i tuoi studi musicali?

Avevo 10 anni quando iniziai a fare qualche accordo da autodidatta all’organo in chiesa e suonavo le canzoncine presenti nel libro della scuola media. Più passava il tempo e più che la musica iniziava a piacermi veramente, me la sentivo dentro; iniziai, quindi, con qualche lezione di pianoforte da un privato vicino casa mia e facemmo un lavoro di tecnica di quasi due anni e capire un po’ l’impostazione della mano, delle dita facendo scale parallele, contrarie, cromatiche ecc. tramite libri come il “Beyer”, “il pianista virtuoso dall’ Hanon”. C’era però qualcosa che non andava, dopo quasi due anni sentivo che rimanevo sempre allo stesso punto, come se avessi fatto poco o niente, sentivo di voler e dover imparare di più e quindi andai ad una scuola privata da un’ insegnante russa. Non successe niente, dopo un anno, solita storia, qualche brano di qua e di là e mi sentivo insoddisfatto e deluso e non avevo imparato niente. Nel 2012 mi iscrivo alla scuola comunale G. Verdi di Prato, all’esame di ammissione avevo una grande paura, davanti a me avevo cinque o sei insegnanti che mi ascoltavano però avevo già inquadrato quello che sarebbe stato il mio di insegnante e che alla fine lo divenne per ben 5 anni, Alessandro Barneschi. Quando lo sentivo e lo vedevo suonare con i miei occhi, non ci credevo, sembrava un sogno, tra me e me pensavo che questo professore mi avrebbe portato molto lontano e infatti fu così. Iniziammo con un programma che spaziava dal classicismo fino al tardo romanticismo, feci i miei primi saggi, concerti, concorsi nazionali e internazionali e andavano piuttosto bene ed ero abbastanza soddisfatto dei risultati che riportavo; sonate di Haydn, Beethoven, studi di Chopin, preludi e fughe di Bach, sonate di Prokofiev (il mio compositore preferito), musica da camera e tanto altro, questo è tutto quello che sono riuscito a fare con Alessandro, per me era il paradiso. Alla fine di questi cinque anni lui stesso mi disse che tutto quello che mi aveva potuto insegnare me l’aveva dato e mi fece fare un anno di perfezionamento dal maestro russo K. Bogino a Roma alla scuola “L’Ottava”. Dopo quest’anno mi sono iscritto al triennio al conservatorio L. Boccherini di Lucca, dove tutt’ora studio e ho iniziato il mio percorso accademico con l’insegnante Maria Gloria Belli, ottima insegnante sia dal punto di vista musicale e personale. Nel frattempo ho fatto perfezionamenti da maestri di fama internazionale come Alberto Nosè, Andrea Lucchesini, Gloria Campaner, Pasquale Iannone.
Lavoro come pianista accompagnatore di cori e cantanti lirici, però mi dedico di più come solista.

Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?

Le esperienze che mi hanno formato di più, anche dandomi più sicurezza e soddisfazione sono state e sono tutt’ora concerti da solista, corsi di perfezionamento, concorsi, suonare insieme ad altri musicisti per aver un confronto costruttivo e reciproco.

Ci parli dei tuoi progetti attuali e per il futuro?

I progetti che mi sono fatto attualmente sono il doversi laureare a settembre e per il prossimo anno mi sposterò a fare il biennio a Firenze. Mentre per il futuro ancora devo farmi un’idea perchè lavorare di concerti è molto complicato se almeno non abbia un qualcuno che mi “sponsorizzi” per farli. Vorrei fare qualche attività come insegnare privatamente a casa, fare il pianista accompagnatore e tanta fortuna!

Quanto conta secondo te la passione, la costanza e la motivazione per avviare una carriera musicale?

Per me passione, costanza e motivazione per intraprendere una carriera musicale sono molto importanti, senza di esse non ci si può fare l’idea di avviare un percorso complicato come quello di fare il musicista professionale. Ovviamente quando si iniziano gli studi bisogna essere anche motivati dall'insegnante stesso e quando già diventa una professione bisogna lavorare e studiare in modo costante, mai adagiarsi.

Cosa pensi della situazione attuale riguardante i concerti?

A parte il Coronavirus, della situazione attuale dei concerti (e intendo quelli che mi riguardano, quelli di musica classica) penso che non venga dato il giusto valore ad essi e che non siano ben apprezzati da un pubblico giovane. Io penso che la musica classica dovrebbe essere proposta fin dalla scuola elementare, questo anche perché essa aiuta a sviluppare sentimenti positivi semplicemente ascoltandola perché infonde sensazioni di benessere e serenità, aprendo un mondo musicale diverso che non tutti conoscono e apprezzano. Sarebbe un'opportunità per rivalorizzare questo genere e per poterlo diffondere in modo più vasto come in altre nazioni.

Quali sono i pro e i contro dell'era digitale?

L’ era digitale ha portato molte novità nel mondo della musica. In primis, nella fruizione della stessa: è sempre più facile e veloce poter accedere ad ogni tipo di contenuto musicale e soddisfare qualsiasi curiosità legata alla musica. I portali di streaming e download dei brani ad esempio, hanno reso la musica alla portata di tutti in pochi click. Purtroppo però, proprio questa facilità e rapidità che ora contraddistingue il mercato online della musica, sta portando l'utente medio ad avere una minor riflessione e selezione, finendo per confondere i propri gusti musicali con il trend che il mercato stesso impone. Un'altra grande svolta legata alla musica nell'era digitale, riguarda tutti gli strumenti ed i software che aiutano i musicisti, sia nella fase di composizione che nell'esecuzione. A mio avviso non c'è una vera e propria nota negativa a riguardo: ben venga la tecnologia, a patto che non finisca per "addormentare" la componente umana che da sempre contraddistingue il mondo della musica, fatto di professionalità, impegno, studio e, soprattutto, tanto sentimento.

Come vedi il futuro della musica?

Ovviamente io parlo del mio genere di musica, ma attualmente si sta mettendo un po’ da parte, sono aumentati i corsi nei conservatori togliendo ore a disposizione dello strumento principale che poteva allargare il repertorio musicale; è vero però che con corsi come sociologia, pedagogia ed altre ti aiutano nell’affrontare un futuro anche come insegnante. Anche se, ripeto, la mia stessa teoria, in Italia la musica non è ritenuta un insegnamento valido e anche indispensabile, non solo per imparare un solo strumento, ma per formare il carattere di una persona. Penso anche che se esiste musica come il jazz, blues, pop, techno, rock e altre sia grazie a tutta la musica che c’è stata prima, ovvero quella classica, madre di tutta la musica esistente. In Italia, come altre forme artistiche, la musica non è andata nel migliorare perchè non viene più investito considerandola un optional più che un'attività necessaria.

Samuele Drovandi (@samueledrovandi) • Foto e video di Instagram
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Dott.ssa Angela De Gregorio, Musica e Comunicazione