In Italia quello che manca è il pubblico - Intervista al bassista Davide Laugelli

In Italia quello che manca è il pubblico - Intervista al bassista Davide Laugelli

Il pubblico italiano è un pubblico attento alla musica? E' quello che si domanda il bassista Davide Laugelli. Il suo ultimo lavoro sarà strumentale con l'intreccio del basso e basso fretless.

Com'è nata la tua passione per la musica?


Come ascoltatore è iniziata ai tempi delle scuole medie. Erano i primi anni '90 e il grunge è stato un fenomeno talmente grande che era quasi impossibile evitarlo, così iniziai con i Nirvana. Come musicista invece ho cominciato molto tardi, solamente a ventotto anni ho preso per le mani un basso elettrico.


Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?


Generalmente cerco di assimilare un po' tutto, di conseguenza le esperienze da cui ho tratto qualcosa sono molte. Sicuramente avere studiato musicologia all'università mi ha sicuramente aperto a cose a cui altrimenti non avrei mai pensato. Rimanendo invece sullo strumento, probabilmente sono le prime band in cui ho suonato quelle che mi hanno formato di più, anche se più “amatoriali” sono quelle con cui mi sono fatto le ossa.


Stai lavorando a un nuovo progetto. Ce ne vuoi parlare?


Volentieri. Il titolo dovrebbe essere After the Nightmare ed è il seguito del precedente Soundtrack of a Nightmare. Come il primo sarà sempre un lavoro strumentale dove si intrecciano basso e basso fretless, questa volta però i bassi in alcuni frangenti aumentano addirittura a tre. I synth, che nel primo disco erano più un accompagnamento che delle vere e proprie linee, diventeranno un po' più presenti e la batteria sarà sempre il mio alleato principale.


Com'è il tuo rapporto con il web e i social?


Il Web e i social non sono cose che amo particolarmente. Purtroppo però al giorno d'oggi sono indispensabili e quindi mi adeguo cercando di essere presente anche qui ovunque sia necessario.
Quanto è importante lo studio e la costanza per imparare a suonare uno strumento?
Lo studio dello strumento è indispensabile. Credo però che allo stesso tempo non se ne deve diventare dipendenti. Vedo spesso suonare molta gente bravissima ma che non si prende mai nessuna libertà da quello che ha imparato su pentagramma. Penso che lo studio serva a valorizzare la musica, non per ingabbiarla.


Hai suonato in diversi paesi. Quali sono i vantaggi di suonare all'Estero rispetto all'Italia?


Ci sono dei vantaggi ma non sempre, dipende da dove si suona. Ormai suono molto più all'estero che in Italia ma devo comunque spezzare una lancia nei confronti dei nostri connazionali. Fonici, promoter e attrezzatura sono decisamente migliori in Italia, purtroppo quello che manca è il pubblico. All'estero invece, più si va ad est e più si trova pubblico assetato di musica. Tra noi e i paesi anglosassoni e noi invece non c'è molta differenza, se non la già citata migliore preparazione dei nostri addetti ai lavori.


Come vedi il futuro della musica?


Internet e la facilità nel reperire qualsiasi cosa sicuramente non aiuta. In più la frenesia del mondo d'oggi, che ti bombarda di qualsiasi tipo di cose, rende tutto difficile nell'assimilazione di qualsiasi cosa, musica compresa. Fondamentalmente vado avanti per la mia strada cercando di fare del mio meglio e non soccombere. Il resto, è tutto da scoprire.

Angela De Gregorio

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