Tra le tante esperienze, Alberto Lombardi ha studiato al GIT di Los Angeles, una delle migliori scuole per un chitarrista. Oltre a scrivere e a suonare la chitarra, si occupa di produzione musicale, collaborando con molti artisti famosi ed emergenti.

Ci approfondisci i tuoi studi musicali?

Ho iniziato con un maestro locale, ad Albano dove vivo, poi ho lavorato con un jazzista romano molto bravo Stefano Micarelli e infine mi sono trasferito a Los Angeles, dove ho frequentato il GIT. All’epoca era la scuola di riferimento per i chitarristi ed è stata una splendida esperienza. In più ho fatto anche degli stage da fonico/mixer con dei grandi mondiali, Bob Clearmountain che è una leggenda (Springsteen, Rolling Stones), Brauer (coldplay) e Chris L. Algde (Green Day).

Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?

Sicuramente il periodo al GIT e poi fare tanti tour con artisti pop, ma aggiungerei la mia grande passione per la produzione musicale. Da quando ero adolescente ho cominciato a registrare la mia musica, all’epoca non era così comune. Questa cosa nel tempo è diventata una passione e una forma di lavoro parallelo. Produco dischi di artisti emergenti nel mio studio vicino Roma, e questo mi mantiene in contatto con musica differente, sensibilità artistiche diverse, ma soprattutto ho una personale visione che va dalla composizione alla realizzazione di un prodotto finito, con mix e mastering. Inoltre appunto aver fatto tanti tour con artisti italiani e non, da Barbarossa a di Cataldo, le cantanti degli Chic. Quella esperienza di chitarrista “per altri” è stata fondamentale per poi trovarmi a mio agio facendo cose mie. Di recente ho concluso un tour in Germania che si chiama international guitar night, 23 concerti di fila in 23 città diverse, in teatro e con solo la chitarra acustica. Senza nemmeno cantare. Se non avessi un po’ di esperienza sarei morto salendo sul palco ah ah.

Quali sono i progetti per il futuro?

Sto lavorano ad un secondo video corso di chitarra acustica con Stefan Grossman, uno storico editore americano con cui ho già pubblicato un DVD in cui insegno “volare” ed altri miei arrangiamenti per chitarra. Il nuovo corso sarà su nuovi arrangiamenti di brani soul celebri degli anni 50 e un’altro su alcune tecniche più in dettaglio. Inoltre vorrei pubblicare alcune nuove canzoni “pop” che sono pronte ma non ho mai trovato il momento giusto per pubblicarle. Mi piace cantare anche se non mi ritengo un grande vocalist, ma soprattutto mi piace scrivere canzoni. Sono state missate da Bob Clearmountain e per me è davvero motivo di orgoglio! Vorrei anche realizzare un nuovo album di chitarra elettrica. Inoltre ho un nuovo progetto per il live, dove suono con tutti gli artisti che hanno reso famosa la Fender Stratocaster, da Hendrix a Gilmour, passando per John Mayer e Jeff Beck.

Riguardo la diffusione della musica inedita. Quali sono le difficoltà per un cantautore che vuole proporre la propria musica ai locali, club, eventi live?

Suonare in giro è sempre stata una conseguenza della notorietà. E’ impossibile suonare senza garantire un pubblico ai locali, che oggi più che mai non hanno un pubblico “residente”. Quindi il focus di una band emergente dovrebbe essere diventare conosciuti nella propria area, usando i social e facendo pochi spettacoli molto ben organizzati, crescere i propri numeri, poi tentare di allargare ad altre città, poi regioni, e solo poi approcciare i booking e le agenzie. E’ molto raro che un’etichetta firmi un progetto senza un “following”. Succede nell’indie, ma non così spesso. Bisogna trovare il proprio pubblico e crescerlo, nessuno oggi lo fa per te. Forse se fai trap.

Com’ è il tuo rapporto con il web e i social?

Il mio è buono, pur avendo 45 anni mi trovo abbastanza a mio agio. Ho Facebook e instagram, youtube, e coltivo la mia presenza su Spotify. E’ una vetrina immensa, ma anche molto intasata. Quindi vince chi trova il modo di emergere tra la miriade di cose pubblicate ogni giorno. Purtroppo funziona la sensazionale, la velocità, a volte vorrei che andassero bene anche le cose più lente e riflessive. Poi sto scoprendo che lo streaming pur pagando molto poco rappresenta un po’ il futuro della remunerazione digitale. I cd sono un oggetto da vendere come ricordo ai concerti, e hanno il loro posto come le t-shirt e i vinili, ma i numeri di streaming, inclusa youtube, sono quelli che generano un reddito. Funziona solo su numeri enormi, nei milioni, ma conosco persone che ci hanno comprato casa, quindi questi nuovi mezzi hanno un potenziale enorme. Bisogna trovare il modo di imbrigliarli, farli pagare più royalties a chi crea i contenuti e trovare strategie per associarli a un successo nel mondo reale. La musica dell’era digitale è nella sua infanzia, nessuno sa che succederà. Però i social sono una delle potenzialità da imparare a sfruttare.

Autoproduzione oggi. Qual è la tua visione?

Pur avendo lavorato con cantanti “famosi” io ci ho un po’ costruito la mia autonomia. Come produttore ho iniziato con un micro studio in camera, negli anni 90, con un Atari e un registratore multitraccia a cassette. Oggi ho uno studio con microfoni prestigiosi, un mixer SSL e un’acustica curata nel dettaglio. Produco molti artisti giovani e indipendenti che vogliono un prodotto di alta qualità non spendendo fortune, quindi è autoproduzione.  In realtà oggi non vedo molte alternative, bisogna investire su se stessi tempo e intelligenza, oltre che soldi, per fare di una passione un lavoro. Ce la fanno in pochissimi, molti meno che nel passato, proprio perché oggi un po’ tutti hanno una opportunità, più o meno illusoria, con internet. E’ come se ai tempi di Dalla la RCA avesse pubblicato 6000 dischi al mese. Ci saremmo accorti di Dalla? Quanto avrebbero potuto investire su di lui? E sulla sua crescita come artista, totale dedizione alla musica? Oggi queste cose sono una strada personale, rischiosissima.

Come vedi il futuro della musica?

La musica è sempre stata e sempre sarà una gioia per chi la fa e per chi la ascolta. Lo vedo negli occhi dei ragazzi che vengono a sentirci con la Rino Gaetano Band, e lo sento dentro di me quando ho una platea attenta mentre suono Georgia on my Mind con l’acustica.  Come la faremo e come la fruiremo è un po’ da capire e da costruire insieme. Se vuoi lottando coi giganti.

Angela De Gregorio