Babbutzi Orkestrar è una band italiana. "Pornoamore" è il loro ultimo singolo.

Com’è nata la vostra band? Che Musica fate?

Tutto ebbe inizio in un Autogrill. Nel cesso di un Autogrill. Il Prof. si stava liberando dal demone della Vodka che la sera prima si era impossessato di lui. In quel momento, tra un gramelot ed un conato, gli apparve Marjaza Plodaja Di Vina. Regina di Vulvatzjia. Le parole che pronunciò risudano ancora chiare: “ Metti insieme una manciata di disperati e forma una banda che si chiamerà Babbutzi Orkestar!”. Così fece. E da quel giorno non abbiamo mai smesso di suonare della incendiaria Balkan Sexy Music.

Quali sono state le tappe più importanti del vostro percorso musicale?

Noi siamo nati per fare concerti. Portare festa ovunque. Quindi ogni esibizione della banda è una tappa importante. Andando oltre la nostra missione principale, la tappa fondamentale è segnata dal nostro primo disco di inediti “Vodka, Polka & Vina”. Era il 2014. E da li, ogni volta che facciamo un disco, aggiungiamo un pezzo importante al percorso della banda. Anche il passaggio alla lingua italiana per i testi dei brani è un passaggio interessante da citare. Con “5” del 2018, il disco che precede PORNOAMORE ed il disco in uscita, abbiamo per la prima volta iniziato a scrivere in italiano. La cosa ci è piaciuta e ci ha divertito. Pertanto vi spoileriamo che anche il nuovo lavoro sarà per il 95% in italiano.

E’ uscito il vostro nuovo singolo “Pornoamore”. Ce ne volete parlare?

PORNOAMORE ha sicuramente un titolo provocatorio. Con questo brano abbiamo voluto parlare d’amore per la prima volta. Ed è strano per chi ci conosce. Normalmente cantiamo di bevute, energia, feste, libertà o personaggi incredibili. Ebbene invecchiando siamo diventati romantici. A modo nostro. Decisamente nostro. Quello che vogliamo trasmettere con questo pezzo è che l’amore è scalmanato, e non deve essere limitato. Dobbiamo imparare a viverlo con un atteggiamento Punk, anarchico se vogliamo. Lasciarci trasportare dal “Mannaro Super Seduttore che Regole Non Ha”…

Qual’è il messaggio che volete comunicare attraverso le vostre canzoni?

Non siamo una banda che scrive per trasmettere dei messaggi o toccare temi particolari, come fanno altre formazioni. Noi suoniamo musica balcanica con un indole punk. Lasciamo questo compito ai gruppi pop e indie che invadono il mainstream. Noi scriviamo per salire sul palco e trascinare in un clima di festa il pubblico. Comunichiamo la nostra energia. Siamo degli sciocchi festaioli che, nonostante l’avanzare del tempo, ancora sono rapiti dalla passione per quello che fanno.

Ci sono degli artisti a cui vi ispirate per la vostra musica?

Ci sono molti artisti a cui ci ispiriamo. E da ogni ascolto che facciamo impariamo qualcosa che poi cerchiamo di adattare al nostro suono. Dai Clash a Morricone, dagli Wilco ai Queens of The Stone Age, dagli Idles a John Zorn fino ad arrivare a Samuele Bersani o alla musica trap. Ogni artista, per quanto possa essere distante dal nostro modo di fare musica, o dal nostro genere, se ha la capacità di emozionarci ha anche l’abilità di insegnarci. Chiaramente ascoltiamo anche molta musica balcanica, dai Bratsch alla Mostar Sevdah Riunion, fino ad arrivare ai Kultur Shock ed ai Besh O Drom, e molti altri ancora…l’elenco sarebbe lungo. Quello che però è stato veramente importante per noi è creare un modo nostro di suonare ed interpretare la Musica Balcanica. Per avere un timbro riconoscibile, una identità. Forse oggi ce l’abbiamo. Ma come un bambino anche il proprio suono deve crescere. Quindi non ci fermeremo, continueremo ad evolvere e farlo diventare adulto.

Quali sono i pro e i contro dell’era digitale?

Bella domanda. Ancora non abbiamo una visione chiara di come la digitalizzazione stia alla musica o viceversa. Sicuramente quello che percepiamo sono solo contro e di pro non ne stiamo vedendo. Il motore digitale non sta facendo che premiare artisti già super blasonati, che non hanno certo bisogno di essere ulteriormente pubblicizzati. Bande come la Babbutzi Orkestar, poco conosciute e che vivono sui palchi percorrendo migliaia di chilometri da una parte all’altra dell’Europa, non sono aiutate da questo meccanismo. La cosa triste è che ci sono una marea di artisti di tale bellezza e bravura che tenderanno sempre più a sparire. Noi speriamo che non sarà così e cercheremo di trovare dei pro. Siamo solo all’inizio.

Cosa possiamo aspettarci per il futuro della musica?

Noi siamo positivi. La musica è bellezza. Possiamo aspettarci solo altra bellezza.

 

Dott.ssa Angela De Gregorio, Musica & Comunicazione