Fake People è una giovane band italiana. Il nuovo album s'intitola "Oneiros Effect".

Com'è nata la vostra band?

La nostra storia da band nasce in maniera molto spontanea: quattro buoni amici che ad un certo punto della loro vita si mettono per scherzo a strimpellare insieme. Io (Cristiano, cantante e chitarrista) e Edoardo (bassista) suonavamo insieme già da ragazzini prima di incrociare musicalmente le strade con Guido (chitarrista, tastierista e cantante) e Stefano (batterista). Quest'ultimo, dietro casa sua, situata sopra una collina teramana dal panorama quasi spirituale, aveva allestito una sala prove piazzando uno di quei container che si usano nei cantieri (che noi abbiamo sempre chiamato "Box") e arredandolo con tappeti, luci magiche e oggetti etnici di ogni tipo. All'inizio si trattava di jam session, qualche birra e conversazioni, ma pian piano abbiamo iniziato a limare un certo stile e ci siamo accorti che qualcosa di elettrico ci conduceva verso un'unica direzione.

Che musica fate?

Potrebbe risultare difficile ricondurci ad un genere ben specifico, in quanto la nostra musica è il risultato della scelta di creare brani tirando fuori da ognuno di noi la propria individualità, il proprio stile ed influenze per poi metterle insieme come fosse un puzzle. Spaziamo tra brani di natura esplicitamente rock e brani con parti più elettroniche e sperimentali; generalizzando si potrebbe dire che è un tipo di musica associabile alla sfera Alternative Rock.

Quali sono state le tappe più importanti del vostro percorso musicale?

*Essere una band con un album di debutto, di questi tempi non è certamente l'ideale. Non è facile programmare concerti o piani a lungo termine e nel nostro caso, non abbiamo potuto raggiungere ancora nessun palco o partecipare ad eventi. Possiamo però dire che la nostra grande tappa, il nostro traguardo, è stato proprio riuscire a terminare e pubblicare un lavoro che fin dai tempi della nostra formazione (2017) immaginavamo a 360 gradi. Non ci bastava mettere giù i brani per un concept-album, ascoltabile come fosse una traccia unica: l'idea di estendere il progetto con una storia suddivisa in capitoli, disegni e video musicali è sempre orbitata nei nostri pensieri durante la composizione, specialmente in quelli di Edoardo che ne è il principale ideatore. Lungo la strada si è formata poi una piccola cerchia di collaboratori "Fake" che hanno sposato totalmente la nostra intenzione e lavorato sodo fino a ridosso delle prime pubblicazioni. Nel complesso è stato dunque un percorso pieno ed impegnativo, che ci sta dando però molte soddisfazioni.

È uscito il vostro nuovo album "Oneiros Effect". Ce ne volete parlare?

Abbiamo da sempre creduto e fantasticato sul fatto che i nostri brani si sono formati e legati grazie ai sogni e le esperienze che ognuno di noi ha fatto nella sua vita e poi condiviso nella band, tra veri amici (da qui il nome Fake People: persone vere, tra loro sincere, ma costrette al di fuori del loro piccolo spazio ad indossare maschere Pirandelliane). Abbiamo dunque ideato una storia dietro la musica. E con nostro stesso stupore, anch'essa sembrava divisa in capitoli, i quali si legavano perfettamente con il flusso musicale e ci hanno di conseguenza portato ad effettuare i tagli che hanno definito le tracce singole a partire dalla traccia unica originale. Sogni ed esperienze; un percorso; la ricerca di sé stessi; la coscienza che si risveglia e ci fa compiere azioni determinanti: sono questi i principi con i quali abbiamo concepito Harry, il protagonista immaginario di questa storia, una perfetta incarnazione di noi quattro. Un ragazzo stanco di vivere nella sua piccola realtà di paese, alla ricerca di una nuova, grande città dove trovare infiniti luoghi, opportunità, esperienze e persone, dove evadere e cercare un'eterna soddisfazione.

Qual è il messaggio che volete comunicare attraverso le vostre canzoni?

Ci piace sognare di poter arrivare ad una serratura sensibile e fin troppo chiusa in molte persone. Speriamo che proprio come Harry, sempre più persone al mondo abbiano il coraggio di guardare davvero dentro di sé, affrontare i propri demoni e smettere di far vincere sempre la paura a discapito delle emozioni o di possibili nuove esperienze. Perché alla fine, ciò che più conta, è potersi guardare indietro e constatare di aver percorso a pieno quel sentiero di vita e riuscire così a capire cosa davvero si vuole nel profondo.

Ci sono degli artisti a cui vi ispirate per la vostra musica?

Come band non siamo influenzati da un’unica corrente musicale, ma ovviamente ognuno di noi ha il proprio background, riscontrabile nell'album. Guido, ad esempio, alterna synth alla Alt-J a parti di chitarra dove è importante l'influenza di John Frusciante; Cristiano è un amante del British Pop/Rock (come testimoniano i suoi riff di chitarra) e particolarmente appassionato dei lavori di Alex Turner anche come songwriter; Edoardo, con le sue trame di basso mai lineari e quasi arpeggiate, frutto di uno stile ispirato da artisti come José Gonzàlez, svolge un ruolo fondamentale all’interno dell’album. Infine, la contestualizzata varietà di stili di batteria deriva probabilmente dal fatto che il nostro Stefano ha influenze che spaziano molto tra loro: dal funk, passando per la musica latino-americana ed il jazz, fino ad arrivare addirittura al metal (è un grande estimatore di Mike Portnoy, per il suo modo di esprimersi non solo ritmicamente, ma anche melodicamente tramite il suo strumento).

Quali sono i pro e i contro dell'era digitale?

Di certo la fruibilità, l'accesso a nuove risorse e la possibilità di lavorare a distanza sono dei pro di quest'era in espansione, ma come per ogni altra epoca c’è un rovescio della medaglia. Per noi artisti partiti dal basso, ad esempio, oggi è diventato necessario essere un pò tuttofare oltre che musicisti: diventare quasi imprenditori di sé stessi. Ciò, purtroppo, va a discapito dell'energia ed il tempo da poter dedicare puramente alla creazione di brani e alle performance. In generale, il contro dell'era digitale potrebbe trovarsi secondo noi proprio nell'implacabile frenesia della società contemporanea, con particolare preoccupazione rivolta alla musica in sé, ormai sempre più un bene di rapido consumo. C’è in generale una richiesta sempre maggiore e più rapida di nuovi “prodotti”. La musica però, per poter esprimere pienamente la sua bellezza intrinseca, ha bisogno delle sue tempistiche.

 

Dott.ssa Angela De Gregorio, Musica & Comunicazione