Stefano Senardi è un produttore discografico. Ha iniziato il suo percorso nel mondo della musica in CGD Messaggerie Musicali. Diventa, poi, direttore generale della CGD East West (Warner Music Group), fino a diventare Presidente dell'etichetta discografica PolyGram Italia. E' stato consulente artistico per la Sugar Music Publishing, ed è stato consulente di programmi televisivi come X Factor, Festival di Sanremo e Che tempo che fa; e manifestazioni musicali, come Area Sanremo, Puglia Sounds, Libri in Musica, Meraviglioso Modugno. Ha lavorato sia come produttore, che come talent scout con molti artisti, tra i quali Pino Daniele, Enrico Ruggeri, Raf, Umberto Tozzi, Paolo Conte, Ornella Vanoni, Liftiba, Gianluca Grignani, Vinicio Capossela, Ornella Vanoni, i Pooh, Biagio Antonacci, Jovanotti, Zucchero, Franco Battiato, Subsonica, Afterhours, Carmen Consoli e tanti altri. Ha fondato una sua etichetta discografica, la Nun.

Hai una grande carriera alle spalle come produttore discografico, direttore artistico, esperto nel campo musicale. Cosa è cambiato nel tuo lavoro dall'inizio della tua carriera fino ad ora?

Dall’inizio della mia carriera ad oggi è cambiato quasi tutto sia da un punto di vista delle comunicazioni e della tecnologia che del supporto sonoro. Ho iniziato a lavorare alla fine del ’79 e si vendevano i 45 giri in vinile, gli album ( long playing) e musicassette. Quando c’era un successo commerciale di una certa importanza si vendevano 2/3 di musicassette o anche più e il resto in LP. E’ evidente che la cassetta fosse più comoda e trasportabile, si poteva ascoltare dappertutto e anche in automobile, poi in un secondo momento in cuffia con il walkman. Le prestazioni audio su album qualitativamente era migliore. Nell’82 arrivò il Compact Disc a salvare le sorti della discografia e rimpiazzò completamente, essendo più versatile e maneggevole, prima la musicassetta e poi gli album offrendo una dinamica e secondo molti una dinamica e una qualità sonora migliore. Poi ci fu il download, la condivisione dei files ed infine lo streaming. La pirateria in Italia era stata favorita dal mercato delle musicassette facilmente duplicabili e non si arrestò neanche davanti all’arrivo dei Compact Disc. Oggi la pirateria dovrebbe essere sostituita dallo streaming che dovrebbe offrire al pubblico una sua alternativa legale e infatti non si deve scaricare nulla, non si ha bisogno di un supporto fisico e purtroppo spesso è gratuita e questo crea un serio danno agli artisti e alle case discografiche. Inoltre fino ad oggi soprattutto per quanto riguarda il pubblico giovanile lo streaming è più attraente della radio. Gli aggregatori e distributori della musica sono pochi, monopolisti che pagano poco le case discografiche che sono costrette a pagare ancor meno gli artisti. Queste compagnie inoltre pagano le tasse spesso in paradisi fiscali e comunque al di fuori dei territori in cui incassano milioni. Oggi però un artista deve passare nella maggior parte dei casi attraverso lo streaming e deve saper mettere in moto un numero sempre maggiore di interazioni con tutti i vari Facebook, Twitter, Blog, Community, Instagram, You Tube, Tik Tok. Spesso gli artisti attraggono il loro giovane pubblico sui Social Network più con i loro comportamenti che con le loro canzoni. Oggi fare il musicista significa essere esperti anche di Social Network, occorre essere informati e creativi e sapersi tutelare. Fare carriera nella musica significa anche essere capace di attirare migliaia di fans e di followers, non basterà solo saper cantare.

Quali sono le tappe più importanti della tua carriera?

La mia carriera è stata velocissima. Dopo aver risposto a un annuncio sul Corriere della Sera mi sono trasferito prima a Bologna e poi a Milano per conto della C.G.D. dove ho lavorato in qualità di impiegato per parecchi anni anche e soprattutto a fianco di Caterina Caselli a cui devo molto. In seguito sono andato a lavorare alla W.E.A. dove a 26 anni ero Direttore Marketing. La W.E.A. comprò la C.G.D. che si trasformò in C.G.D. Warner dove andai a ricoprire la carica di Direttore Generale. Due anni dopo a 30 anni fui nominato Presidente della Polygram Italia dove rimasi per più di 6 anni. Infine aprii una mia piccola etichetta la Nun e da allora fino a oggi sono Consulente Produttore di varie situazioni musicali.

Progetti per il futuro?

Ho appena collaborato a una importante iniziativa “Io resto a casa” ideata da Carlo Petrini, il creatore di Slow Food che ha raccolto in rete, attraverso il coinvolgimento di personaggi famosi tra cui musicisti e cantanti, 450 mila euro per chi non ha neppure da mangiare e da dormire. Ho collaborato al cast del Primo maggio televisivo di quest’anno coinvolgendo artisti come Vasco, Zucchero, Sting, Paola Turci, Tosca, Patti Smith e stiamo iniziando a mettere insieme le prossime puntate di “ 33 giri-Italian Masters” per Sky Arte. Sto lavorando insieme a Francesco Messina a un libro importante su Franco Battiato e per il futuro vedremo che cosa succederà sperando che la gente tenga alta la guardia e che l’economia della musica venga aiutata in maniera seria e urgente dal governo.

Che tipo di percorso consigli ad un’artista emergente?

Ad un artista emergente consiglio di studiare, confrontarsi con gli altri, circondarsi di gente onesta e leale, di essere curioso e coerente, di saper cercare nuove strade dove veicolare la propria musica. Penso di riconoscere un talento non solo dalle capacità tecniche ma soprattutto dalla sua originalità, credibilità e coerenza. Credo che un artista anche giovane debba essere affidabile anche nei confronti di chi lo segue e di chi consuma la sua musica.

Cosa bisogna fare per diffondere maggiormente la cultura della musica originale in Italia?

Per diffondere maggiormente la cultura della musica in Italia bisogna partire dalle basi, dalla scuola e infatti non è possibile che nel paese che ha inventato la canzone e che nell’epoca napoleonica solo a Napoli non ricordo neanche bene quanti conservatori avesse la musica, non sia una priorità delle strategie culturali del nostro governo. La musica dà grandi possibilità di occupazioni professionali, di visibilità del nostro paese, di fatturati interessanti, di aggregazione sociale, oggi come non mai di speranza, di coesione. Tutta la filiera della musica deve essere sostenuta, aiutata e incoraggiata anche con un atteggiamento completamente diverso per quanto riguarda la parte fiscale. E' assurdo, ad esempio, che tutti i libri abbiano l’I.V.A. al 4% e i supporti musicali al 22%.

Cosa ci possiamo aspettare per il futuro della musica?

Per il futuro auspico, come dicevo, un maggior intervento della cosa pubblica nei confronti di questo bene prezioso che va tutelato, difeso e potenziato oggi ancor di più in cui sembra che tutto debba essere riprogrammato senza gigantismi e sovrastrutture inutili.

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Angela De Gregorio