Dopo gli studi di Chitarra Jazz al Conservatorio di Mantova e masterclass con musicisti importanti, Antonio Paone ha incominciato a svolgere un intensa attività concertistica ed oggi è insegnante. La sua mission? Dare sempre il massimo.

Come hai iniziato il tuo percorso musicale? Quali studi hai fatto?

Ho iniziato a suonare la chitarra a 11 anni, grazie al corso di musica che si era tenuti a frequentare alle scuole medie. Il docente chiese ad ognuno di noi di acquistare uno strumento a scelta fra il flauto dolce, la tastiera e la chitarra. L’aspetto divertente della faccenda è che lo strumento che inizialmente prediligevo era la tastiera: volete mettere passare il primo test (che sapevo essere basato sull’esecuzione della scala maggiore di do) premendo solamente i tasti bianchi? Il cambio di rotta vi è stato quando mia madre mi disse che avrebbe voluto sentire suonati alcuni brani che guardano particolarmente alla “chitarra da spiaggia” (Baglioni, Morandi e Battisti per citarne alcuni). Da quel semplice desiderio ho visto come una chitarra possa creare dei piacevoli momenti d’unione con altre persone (ovviamente si tratta di una caratteristica che possiede anche una tastiera, ma che spicca particolarmente con la chitarra grazie alla sua maggiore trasportabilità). Momenti che tutt’ora non smettono di divertirmi. Da lì al primo corso privato individuale il passo è stato molto breve. Nei dieci anni successivi ho studiato con diversi insegnanti (Davide Toso, Samuele Lorenzini e Roberto Vanni sono stati i più importanti), sgrezzando sempre più il mio vocabolario musicale e iniziando a prendere coscienza di cosa musicalmente mi attira. In questi anni ho suonato/studiato una moltitudine di generi musicali: penso che mi abbia aiutato non poco. Grazie a queste dinamiche si è in grado di apprezzare o meno un brano dalla sua qualità, senza fermarsi al genere musicale al quale questo appartiene (cosa che penso vada a limitare la possibilità creativa di un individuo). Successivamente ho frequentato il corso di Chitarra Jazz al Conservatorio di Mantova, un ambiente estremamente stimolante, attraverso il quale sono entrato in contatto con delle conoscenze che mi hanno formato in maniera importante e con alcune persone che stimo e che con le quali tutt’ora collaboro.

Da cosa è composta la tua strumentazione per i live?

Le mie due chitarre elettriche principali sono una Fender Telecaster American Original ‘50s e una Fender Stratocaster American Special (con le seguenti modifiche: DiMarzio Fast Track 2 al ponte, ponte Wilkinson e meccaniche autobloccanti Sperzel). Con loro affronto la maggior parte delle produzioni nelle quali vengo coinvolto. Per sonorità più rotonde e jazzy utilizzo un’Ibanez ArtStar 120, mentre per l’ambito acustico una Crafter PG-Mahogany Plus. Per l’amplificazione mi affido a un testata-cassa artigianale Gabri’s Amp (realizzato ad-hoc in base alle mie esigenze da un costruttore di Verona), preceduto da una pedaliera così composta: TC Electronic Polytune 3 —> JHS Morning Glory —> Suhr Eclipse —> Strymon El Capistan (associato al MiniSwitch in funzione preset) —> Strymon blueSky —> Xotic EP Booster. HeadRush Pedalboard, invece, mi accompagna nelle produzioni dove ho la necessità di utilizzare strumentazione digitale.

Quali sono i tuoi progetti attuali e per il futuro?

Dare il massimo nelle cose che faccio, cercando di lasciar trasparire sempre l’amore che nutro nei confronti della musica. So che può sembrare una delle classiche frasi fatte, ma un atteggiamento di questo tipo (assieme a un’attitudine positiva) mi ha permesso di trovarmi in contesti sempre più musicalmente stimolanti e interessanti, condividendo esperienze con persone che stimo.

Sei un insegnante. Qual è il tuo metodo di studio?

Artisticamente parlando, cerco di coltivare la curiosità e l’interesse. In questo modo sono in grado di studiare cosa maggiormente mi attrae (sperimentando e testando sempre sonorità nuove, cercando di far rientrare un numero sempre maggiore di cose all’interno di questo insieme), senza mai perdere la passione per la musica e per lo strumento. Da un punto di vista più razionale, invece, cerco di concentrare (quando possibile) i momenti di studio in fasce orarie dove so che la mia mente è maggiormente attiva, sfruttando circostanze che so essere particolarmente funzionali per il mio apprendimento (ad esempio da diversi anni prediligo il mio umilissimo home studio come ambiente di lavoro e il tardo pomeriggio/sera come fascia oraria).

Durante le tue lezioni qual è il messaggio che vuoi trasmettere ai tuoi allievi?

Il mio obiettivo come didatta è quello di nutrire quanto più possibile l’interesse e la passione che i miei studenti hanno nei confronti di questa disciplina (oltre che di infondere le conoscenze e le competenze necessarie all’ottenimento del risultato desiderato, ovviamente). Vista la diversità caratteriale della quale ogni persona gode, cerco di calarmi nei panni dell’allievo che ho di fronte, chiedendomi cosa vorrei ricevere dal maestro di musica.

Cosa pensi della didattica online?

Credo che sia una cosa estremamente valida! Grazie a internet, un numero enorme di persone può  avere accesso a una quantità incredibile di contenuti di qualità (io stesso seguo con grande interesse i vari Adam Neely, Rick Beato, June Lee, Aimee Nolte e chi più ne ha, più ne metta). Inoltre, con le lezioni private online, è potenzialmente possibile diventare allievi dei musicisti che più solleticano la curiosità musicale dell’individuo, anche se questi vivono a migliaia di chilometri dalla propria residenza. Chiaramente la regola onnipresente su internet (e la “difficoltà” principale che si può  riscontrare nel suo utilizzo) è quella del saper riconoscere quando un contenuto rispetta un certo standard di qualità (essendo in grado di scinderlo da contenuti meno validi o addirittura non veritieri).

Qual è la tua visione del mestiere di musicista ''oggi e domani’'?

Credo che la musica sia in continua evoluzione e che ci  sia una conseguenza del fatto che anche chi la musica la crea viva questa condizione per il quale si è in costante mutamento. Penso che il “musicista di oggi e domani” debba rispondere a dei concetti base che hanno da sempre accompagnato i “grandi” di questo ambito (caratterizzando, quindi, anche il “musicista di ieri”), semplicemente applicando questi in rapporto ai giorni nostri. Credo che esso debba conoscere sempre più in senso lato le dinamiche tipiche della propria professione, senza fermarsi al saper suonare il proprio strumento in maniera adeguata. Mi riferisco alla capacità di sapersi adattare a ciò che le nuove tecnologie hanno di buono da offrire (sapendo utilizzare, ad esempio, macchine digitali che al momento sono molto richieste in un certo tipo di produzioni), riuscendo a rendere il più aderente possibile il proprio workflow al tipo di servizio da svolgere (avendo la coscienza di non perdere la propria personalità e riconoscibilità). In generale credo che ciò  che caratterizzi un buon musicista non sia troppo distante da ciò  che rende una persona stimabile: la passione per ciò che si fa, l’apertura mentale e un’attitudine positiva sono gli attributi che apprezzo maggiormente sia in un musicista, che in una persona.

Angela De Gregorio