Chitarrista, session man, insegnante, compositore, Marco Bozzo si è laureato in Chitarra Jazz indirizzo Pop al Conservatorio L. D’Annunzio di Pescara. Molto attivo sui social, ha un sogno nel cassetto, quello di suonare sui più grandi palchi.

Che Studi musicali hai fatto?

Nella mia casa c’è sempre stata la passione per la musica. Mio padre colleziona tutt’ora vinili e tramite lui mi sono avvicinato alla musica. Poco più che 13 enne gli chiesi di poter suonare la sua Ovation e senza neanche sapere come metterci le mani sopra iniziai a strimpellare per ore, era divertente. Dopo alcuni mesi iniziai a prendere lezioni da un maestro della mia città per alcuni anni. Dopo essermi costruito una base solida ho iniziato a spostarmi per continuare gli studi con altri maestri ampliando così il mio bagaglio musicale. All’ età di 20 anni sono entrato nel conservatorio L. D annunzio di Pescara nel corso “Chitarra Jazz Indirizzo pop”. Terminata la triennale ho deciso di continuare con la specialistica in “Composizione Pop/Rock” che terminerò tra qualche mese.

Quali sono le esperienze che ti hanno maggiormente formato?

All’età di 18 anni ho avuto la fortuna di vincere un concorso organizzato da RTL.125 il Wilkinson Sound. Sono stato invitato alla trasmissione radiotelevisiva “Protagonisti” negli studi di Milano e nel pomeriggio ho registrato nei loro studi un brano da me composto. Li ho capito che avrei voluto fare il musicista nella mia vita. Dopo alcuni anni partecipai al Music Jump Festival con un brano inedito dove ho vinto il “Premio Della Critica” di Fausto Leali. La giuria era composta da Fausto Leali, Stefano Senardi (Orchestra del Festival di Sanremo) e Charlie Rapino (produttore discografico e membro giuria di Amici). Subito dopo mi sono concentrato a terminare la triennale in Chitarra Jazz indirizzo Pop al Conservatorio L. D’Annunzio di Pescara. Nel 2018 ho iniziato a lavorare con la Melos Orchestra diretta dal M.Francesco Finizio dove ho avuto la possibilità di lavorare come chitarrista per la tourneè estiva di Silvia Mezzanotte (cantante dei Matia Bazar), Mariella Nava, Gi  Di Tonno, Graziano Galatone (Notre Dame de Paris), Antonio Coggio (Produttore/Autore dei famosi brani di Claudio Baglioni, Modugno, Patty Pravo, Mia Martini e Ivano Fossato.

Da cosa è composta la tua strumentazione per i live?

Ho diverse soluzioni per i live, a seconda della location. Preferisco utilizzare l’analogico ma non sempre è possibile per cui si trova un compromesso con il digitale. La panoramica della mia strumentazione è questa:  Fender Stratocaster SSH  Fender Telecaster Original 60 SS Gibson Black Beauty Custom Shop 2001 HH Gibson SG 1979 HH Duesenberg D6 Baritone Black Sparkle Taylor 414ce Ovation Elite LX;  Marshall MKII Orange AD30  Genz Benz El Diablo 100 Orange 2X12 GreenBack  Tritone  2x12  V30 England Brave   4x12   V30;  Dvmark Multiamp  Tc Electronic Gmajor 2; Vari pedali analogici.

Quali sono i tuoi progetti attuali e per il futuro?

Ora sono all’ultimo anno della Magistrale in Composizione Pop/Rock nel Conservatorio L. D’Annunzio di Pescara, sicuramente uno degli obbiettivi è terminare questo percorso. In questi due anni mi sono appassionato moltissimo alla scrittura di Musica Pop e Musica per film e sto attualmente lavorando a brani in veste di autore e compositore (One Man Band). Ho iniziato ad avvicinarmi a questo mondo grazie alla chitarra per cui  il mio più grande sogno è vivere suonando su grandi palchi. D'altronde a chi non piacerebbe?

Quali sono i pro e i contro del web e i social nell’attività di un musicista?

Al giorno d’oggi i social sono fondamentali per tenersi a stretto contatto con il pubblico attraverso una comunicazione veloce e semplice. Altro punto di forza è quello di confrontarsi con il pubblico al fine di renderli partecipi in alcune scelte dell’artista (copertina dell’album, titoli di canzoni). Non dimentichiamoci dei “Live” che ancor di più rompono quelle barriere tra artista e pubblico ad esempio mostrando anche alcuni momenti intimi. Il sito web non ti permette di fare tutto ciò  ma è la propria base, dove condividere informazioni, comunicare notizie ufficiali, uscita del disco, ecc. ed è la migliore piattaforma per far iscrivere i fans alla newsletter. Social e sito web sono indispensabili. Per quanto riguarda i contro sull’utilizzo di queste piattaforme credo si possano descrivere in 3 parole: Non lasciarsi assorbire. I social richiedono moltissime ore di lavoro al giorno ma non dimentichiamo che il nostro lavoro è suonare e praticare ogni giorno. Oggi essere online è fondamentale, quindi se ti dovesse sorgere il dubbio: social o non social? stai partendo con il piede sbagliato.

Cosa pensi della situazione musicale in Italia riguardante i concerti?

Penso che ci sono dei motivi tecnici, economici, culturali e politici che rendono davvero critica e difficile la situazione musicale italiana in merito ai concerti.  Per la motivazione tecnica del problema, basti pensare all’esiguo numero di locali indoor per i concerti, cosi come sono pochi gli spazi aperti adatti ed attrezzati particolarmente per la musica. Il problema economico si manifesta con la mancanza di infrastrutture moderne e, anche, dalla mancanza di fondi pubblici. Per non parlare, poi, della motivazione politica, considerando che ci sono dei difficili e poco sereni rapporti con le istituzioni.  Ma secondo me la prima, in ordine temporale, causa dei problemi del settore è quella culturale in quanto in Italia la musica leggera, pop, rock, hip hop, elettronica ed anche jazz hanno una scarsa considerazione ed è sempre difficile organizzare festival e concerti sul nostro territorio nazionale. Leggermente migliore è la situazione degli eventi della musica classica. Il settore più in salute dell’industria musicale mondiale è quello dei concerti ed i tour degli artisti più famosi fanno degli incassi milionari. Infatti negli ultimi anni i tour hanno acquistato una grande importanza nei guadagni di un artista in quanto sono diminuiti i ricavi dalla vendita di dischi fisici ed anche lo streaming (dal 2018) offre ricavi modesti anche se si hanno milioni di ascolti dei propri brani. In Italia, invece, i dati sulla musica dal vivo non sono esaltanti.

Ci sono abbastanza opportunità live per i musicisti?

No, sono poche.  A parte le poche piattaforme per concerti e festival, tipo il MEI e simili, tutto il resto delle proposte live in Italia per i musicisti emergenti, sono lasciate alla capacità, diciamo, “imprenditoriale” del musicista stesso che deve operare in un ambiente di basso livello culturale e mal considerato. Questo è il problema della nostra epoca musicale: ci sono tanti musicisti o presunti tali che cercano una visibilità, meritata o meno che sia, per mettersi in gioco. Per  i locali per esibirsi sono pochi, i direttori artistici dei musicisti o i responsabili dei locali sono ossessionati dalla carenza di pubblico a fronte di tanti musicisti sconosciuti. Diventa quindi un’impresa entrare nel cosiddetto “giro dei live”. E’un impresa, anche, perché oggi proporsi ad un promoter, ad un gestore di locale o ad una agenzia di booking, richiede un alto livello professionale del musicista stesso che deve prestare attenzione in modo preventivo a come si propone. Deve definire, in modo chiaro (cosa difficile), all’interlocutore il proprio genere musicale, al fine di vedersi inserito nel contesto più adatto e quindi conquistare la fiducia dell’interlocutore. Deve scegliere su quale supporto presentare la propria proposta musicale. Una playlist su Soundcloud? O videoclip su Youtube? O un CD registrato? Deve scegliersi il giusto, caratteristico e semplice da ricordare, nome artistico. E poi in ultimo deve saper rispondere alla classica domanda: quanto pubblico porti? Che strazio!

Come vedi il futuro della musica?

Dal punto di vista del genere musicale del futuro, penso che non si riuscirà più ad inscatolare un brano in una categoria musicale chiara e definita tipo il pop, il rock, il country, o il jazz. Ci saranno tantissime contaminazioni e saranno così profonde da rendere quasi indefinibili i generi musicali, cosi come li conosciamo oggi. La musica del futuro sarà fatta di brani che somiglieranno ad una sensazione. La sensazione essendo tale non può essere definitivamente descritta e varia in base a come viene sentita sulla pelle di ognuno e di come ognuno la vive. Dal punto di vista dei supporti musicali del futuro penso ci saranno cambiamenti e che forse spariranno del tutto, in quanto la musica sarà sempre più digitale ed accessibile ovunque e in qualsiasi momento tramite piattaforme come Spotify o SoundCloud o Jamendo o eventuali successori. Può  essere che queste piattaforme saranno già incorporate nei futuri cellulari e nelle auto. Se dovessero sparire gli attuali supporti musicali, spariranno dal grosso del mercato anche i dischi e le altre forme di hardware e si dovranno, quindi, inventare altri modelli che permetteranno agli artisti di guadagnare gli importi attuali. Sicuramente ci saranno più concerti live in quanto gli stessi danno, a pagamento, una “sensazione”, una “esperienza” ed una qualità del suono diversa dal misero ascolto di mp3.   Di una cosa sono sicuro: la musica del futuro, cosi come quella di oggi e del passato ci regalerà tante emozioni.  Già oggi si possono vivere intense emozioni se ci mettiamo a spulciare nelle profondità delle attuali piattaforme musicali (Spotify e affini), invece che scocciarci di fronte alla banalità delle Greatest Hits. Comunque sia, io ho fiducia nella musica del futuro in quanto essa nascerà sempre in una stanza da letto, o di un garage e ci sarà sempre un gruppo di amici liceali (come è successo a me) con un chitarrista che giocherà a fare l’imitazione di un frontman.

Angela De Gregorio