Il cantautore VinnieVin ha iniziato la sua carriera da autodidatta, suonando in gruppi per poi arrivare a proporre le sue canzoni, racchiuse nel suo album album ''4+IV''.


Com’è nata la tua passione per la musica?


Agli inizi degli anni novanta a fine anno scolastico venivo adottato dai miei zii di Salerno. Non avevano figli, avevano un negozio di strumenti musicali attrezzatissimo. Io aiutavo mio zio in negozio. Wow, a parlarne oggi dopo tanti anni, sento ancora il profumo della carta dei libri e del legno degli strumenti che aleggiava in quel negozio. Devo ringraziare solo mio zio per essermi avvicinato alla musica. Invece ho dovuto faticare non poco per poter suonare. Mio padre era contrarissimo a due cose: al calcio e alla musica, argomenti tabù in casa. Quello che ho fatto, l’ho fatto da solo. Non ho potuto seguire lezioni di musica ed ho fatto il cameriere per acquistare la mia prima chitarra e l’amplificatore dilazionando tantissimo il pagamento da zio. Ogni volta che usciva di casa, studiavo di nascosto in un vecchio garage. Una tortura perché i progressi erano pochissimi e lentissimi.


Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?


Il fatto di non esser stato seguito da nessuno didatticamente, mi ha spinto verso la composizione personale piuttosto che eseguire musica di altri autori. In questo modo mi tornava più semplice. Tutto quello che ho fatto, musicalmente parlando, mi ha segnato. C’è stato il periodo delle feste di piazza, il karaoke, il pianobar. Poi anche l’aspetto tecnico della musica. Mi sono occupato anche di allestimento palcoscenici, poi la tribute band ai KISS e alla fine questo progetto solista. Tutto ciò che riguarda la musica mi ha arricchito profondamente. La mia fortuna è stata avere amici che la musica la studiavano e la suonavano sul serio. Sono stato una spugna: ho assorbito da tutto e tutti. Mi sento limitato nel mio lavoro perché non ho basi, però ho un orecchio collegato al cuore. C’è poco da fare ci sono cose belle e cose brutte, naturalmente tutto è soggettivo, ma io sono caparbio. Se a me piace una cosa la faccio mia e soprattutto la rendo MIA.


Quali sono i tuoi progetti attuali e per il futuro?


Attualmente sto promuovendo il mio nuovo album 4+IV (four plus quattro), a giugno 2020 spero di riuscire a pubblicare un libro che ho scritto (in cartaceo). Una storia fantasy che devolverò in beneficenza all’A.I.L. . Sono in debito con l’A.I.L. ed è il momento di sdebitarmi.


Cosa pensi del panorama musicale attuale? La musica originale di oggi può essere considerata di qualità?


La tecnologia attuale, nella sua semplicità, ha permesso di improvvisarsi fonici, compositori oppure eccelsi esecutori. Ciò non ha fatto molto bene alla musica, parlo della qualità finale del prodotto. Assistiamo alla smania del farsi conoscere ad ogni costo, intasando le radio per la messa in onda dei propri brani. Tutto questo ha reso la musica di qualità molto bassa, soprattutto in Italia. Parlo di artisti emergenti, sia chiaro. Non è che gli emersi, quelli spinti dai network e dai media, siano messi tanto meglio… anzi. La musica italiana quella vera: il melodico, il pop ed anche in parte il rock leggero, purtroppo sta morendo. E’ triste dirlo ma è così. Il consumatore finale è anestetizzato da quello che le radio, le tv e i giornali propinano, sempre gli stessi artisti. Il dio danaro è sempre stato nemico dell’arte. Dove ci sono in ballo troppi soldi non c’è mai buona musica. La penso così.


Riguardo la diffusione della musica inedita. Quali sono le difficoltà per un artista che vuole proporre la propria musica ai locali, club, eventi live?


Per quanto riguarda la promozione della propria musica in tv, in radio e sui giornali, le raccomandazioni e i soldi la fanno da padrone. Io mi promuovo da solo. Nel momento stesso in cui una radio mi chiede dei soldi per un’intervista o un passaggio, la depenno immediatamente dai miei contatti. Ancora più colpevoli sono le piccole radio territoriali che non spingono gli artisti del territorio in cui operano. Non fanno per niente bene il loro lavoro. Non bisogna scroccare dagli artisti un’elemosina che mi vergogno anche ad accettare… veramente nauseante. Bisognerebbe procacciarsi pubblicità e sponsors, così si porta avanti una radio. La mia massima è: la radio e l’artista sono un duo imprescindibile, la radio fa l’artista e l’artista fa la radio. È un dare/avere. Io investo solo in musica e non in promozione. Per quanto riguarda gli eventi “Live”, ancora più difficile. Si tende sempre verso artisti conosciuti, famosi. L’unica strada per noi emergenti, che proponiamo pezzi inediti, sarebbero i piccoli locali. Ma chi investe una serata per far suonare VinnieVin? Chi lo conosce? Parlo di locali del salernitano, che preferiscono cover band di Vasco, Liga, ecc, che garantiscono una buona affluenza di presenze, senza sapere che li aspetta ahahaahhah. Peggio ancora se l’affluenza non è stata quella attesa, riducono il compenso della serata, e ancora peggio, in altri casi, non suoni proprio se non garantisci almeno un centinaio di prenotazioni. Di che vogliamo parlare? Un Burundi… tutto il rispetto per il Burundi naturalmente.


Quali sono i pro e i contro del web e i social nell’attività di un artista?


I Pro sicuramente sono rappresentati dalla possibilità di poter promuovere il proprio prodotto da soli, con tutti i limiti naturalmente, come succede a me. La globalizzazione del nome. I socials hanno permesso infatti di poter portare nelle proprie tasche il mondo intero. Le mie canzoni, infatti, nonostante siano in italiano (mi cimento anche in inglese), sono ascoltate più all’estero che in Italia, soprattutto in Sudamerica. Evidentemente là le radio sono più curiose di conoscere autori e musica, al contrario dell’Italia che seguono e trasmettono solo ciò che viene loro suggerito o ordinato. Davvero deprimente. Auspico una legge che obblighi le radio a concedere un minimo del proprio palinsesto agli artisti emergenti (previa selezione naturalmente). Gli emergenti (e non parlo di me) sono un vivaio, rappresentano il futuro, se non si guarda avanti con lungimiranza si è destinati a morire. Invece, l’anestetizzazione continua.


Come vedi il futuro della musica?


Dobbiamo solo sperare in un’inversione a U, per poter abbattere questo sistema marcio guidato dai soli interessi economici. Il futuro sono gli emergenti, quelli bravi, e ce ne sono tanti. Peccato che non viene dato loro spazio, perché non pubblicizzati o perché non possono permetterselo economicamente. PS… io parlo di musica non di rap o trap. Per me quella non è musica è solo matematica musicale.

Angela De Gregorio