Eleonora Stolfi è una cantautrice che vive a Londra. Il suo ultimo singolo s'intitola "Lost", che anticipa l'uscita di un altro singolo “Whispers”, che sarà disponibile dal 12 giugno 2020.

Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?

Sicuramente le prime bands al liceo e la gavetta sui palchi della mia zona (Vigevano) e poi in giro per l’Italia. Inoltre, il mio trasferimento a Londra nel 2012 mi ha messo alla prova. Ho imparato a misurarmi con un’audience internazionale e ad avere un altro approccio alla musica e all’industria musicale, ma soprattutto ho imparato che dovevo essere focalizzata sulla mia individualità, perchè il mondo è grande e pieno di artisti che hanno bisogno di dire la loro e la sensazione iniziale è quella di temere di non avere qualcosa d’interessante da esprimere. Ecco, ognuno ce l’ha e vale la pena trovare il proprio linguaggio. E’ questo che vince.

Ci vuoi parlare del tuo ultimo singolo “Lost”? Il 12 giugno uscirà anche un altro singolo? Ci puoi anticipare qualcosa?

“Lost” è un pezzo che parla di disorientamento all’interno di una relazione, al sentirsi lontani mentalmente. Vivevo in un grattacielo londinese al 10 piano, quando l’ho composto e avevo la sensazione di essere “inscatolata”. Riflette anche su come i rapporti e il concetto di lontananza tra persone sia cambiato da quando esistono i social media. Il 12 giugno uscira’ “Whispers”, il secondo singolo, seconda traccia composta, quando ho iniziato a lavorare sull’album “Fish out of water” nel 2016. E’ una denuncia alla violenza e agli abusi domestici, al senso di paura. Insomma, ancora una volta, nulla di allegro :) E’ un viaggio tra rabbia, vulnerabilita’ e ossessione. La parte finale del brano richiama le sonorità di Angelo Badalamenti, compositore della maggior parte delle colonne sonore dei film di David Lynch, entrambi tra i miei preferiti. L’intento è che l’ascoltatore si muova da una “camera sonora” all’altra, dal caos iniziale a un’atmosfera più onirica e magnetica. Spero di esserci riuscita ;)

Progetti per il futuro?

L’uscita dell’album entro il 2020 e poi spero di rimettermi al lavoro con la band. Prima della pandemia avevo iniziato a costruire uno show fedele alla sonorità dell’album, con una band di cinque elementi. Prima della band gli shows erano prettamente acustici e i pezzi erano stati riarrangiati ad hoc. Nel frattempo sto lavorando ai brani per un secondo album. Dita incrociate!

Ci sono degli artisti a cui ti ispiri per la tua musica?

Parecchi. Non ho un genere preferito, vado a istinto e ascolto ciò che mi piace, ho sempre fatto cosi’ anche nei miei progetti e con le persone con cui ho collaborato. Lucio Battisti e PJ Harvey sono i miei capisaldi però e tu penserai, e che c’entrano? E infatti...

Quanto conta secondo te la passione, la costanza e la motivazione per avviare una carriera musicale?

Sono elementi necessari, ma oggi, con il nuovo mercato e le nuove dinamiche, non bastano. La musica però è dedizione e più maturi, più capisci che quei tre elementi fanno si’ che il tuo obiettivo e la tua forza non possono che essere di continuare a fare musica, anche se non finirai sulle classifiche o sui magazines.

Vivi da qualche anno a Londra. Musicalmente quali sono le differenze con l’Italia?

Non so come l’Italia sia ora, ma qui già da piccolo ti viene insegnato che la tua carriera, il tuo lavoro possono essere la musica, quindi l’approccio è radicalmente diverso. Il percorso è contemplato nelle possibilità della vita di un adulto e il rispetto di chi ti sta intorno è lo stesso per chi decide di fare il medico o il parrucchiere o l’insegnante. Le possibilità sono molte di più. Non ho mai capito perchè in Italia la formula dell’open mic non è mai stata considerata. Qui chiunque suona, ha un palco aperto tutte le sere.

Quali sono i pro e i contro del web e i social?

Nei pro ci metto visibilità e libertà di espressione, nei contro ci metto che sono i numeri a decidere se ti meriti di fare successo e questo è profondamente ingiusto. L’artista dovrebbe fare l’artista e nella maggior parte dei casi, gli artisti non sono imprenditori. Le generazioni future non avranno a che fare con questo scalino pero’, perchè per loro sarà la normalità.

Come vedi il futuro della musica?

Non saprei…..forse ci sarà un ribilanciamento. Ritornerà il contenuto artistico al primo posto e ci saranno altri canali per farsi sentire che non siano solo quello di saper dimostrare che hai milioni di followers e visualizzazioni. Spero davvero che qualche amante della musica se ne esca con un’idea per far conoscere gli artisti “nascosti” e che questa idea abbia forte risonanza e riscuota interesse. C’è una forte mancanza di talent scouts, di passione e di fiuto. C’è una grande mancanza di miti che restano.

Dott.ssa Angela De Gregorio, Musica e Comunicazione