Gianluca Di Santo è un cantautore italiano. Il suo nuovo album "Legno Secolare", esce il 16 ottobre 2020.

Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?

*In breve ti posso rispondere che mi sono formato sul campo. Ogni concerto per me è un’esperienza, da quando mi hanno messo su un palco, casualmente, la prima volta. La mia storia artistica inizia nella primavera del 2008 quando in maniera del tutto imprevedibile vengo invitato a suonare a una festa di paese in provincia di Como. Ero io, la mia chitarra, e una manciata di canzoni tra cover e qualche mio brano. Non avevo la minima idea di come si affrontasse un palco, un sound check… niente di niente. Ero tentato di rifiutare la proposta, ma accettai e dal quel giorno non sono mai più sceso dal palco. Arrivarono immediatamente altre proposte e così ho iniziato a girare suonando. La prima band l’ho messa insieme nel 2010 con un gruppo di amici. Battezzata nel 2011 con il nome di Menagrama abbiamo iniziato a suonare tra Como, Varese, Lecco, Brianza e Canton Ticino. Da quel momento la mia storia artistica si è legata indissolubilmente con quella dei Menagrama. Nel 2014 e 2015 veniamo scelti da Davide Van De Sfroos per far parte del Festival Terra&Acqua - Lago di Como. Un’esperienza incredibile durata due estati intere, passate a suonare prima sul “Patria”, storico piroscafo del Lario, e poi in luoghi bellissimi del Lago di Como. Esperienza che ci ha portati a suonare al Padiglione Lombardia ad Expo2015-Milano, e al Capodanno a Como. Durante il tour abbiamo conosciuto Nicolò Leoni e Daniele Fasoli, fonici del tour, grazie al quale l’anno seguente abbiamo prodotto il primo album in studio “Fèr de cavall”. Album folk rock in dialetto comasco che racconta storie del nostro territorio. Un album che ci ha regalato belle soddisfazioni, e che abbiamo portato in giro nel nord Italia e Canton Ticino. Nel 2018 ho iniziato a lavorare a una seconda raccolta di canzoni. In quella stessa estate da solista con i brani “Colline solitarie” e musicando la poesia di Giovanni Pascoli “La mia sera” ho vinto il “premio Pascoli per la musica” indetto dal MEI. Da quel momento è iniziato un nuovo progetto musicale, che si è concretizzato nell’album “Legno secolare”.*

Ci vuoi parlare del tuo ultimo album "Legno Secolare"?

“Legno Secolare” è un album di nove canzoni inedite di cui fanno parte anche “Colline solitarie” e “La mia sera”. Il mio primo album da solista, dopo l’esperienza di “Fèr de cavall” con i Menagrama. Rispetto al precedente, scritto interamente in dialetto comasco, “Legno secolare” è un album per lo più in italiano. Parla di storie vissute all’aria aperta, sui sentieri di montagna, per i boschi del mio paese. Storie a stretto contatto con la natura nella sua concezione più ampia di creato. Il Disco arrangiato da Luca Mazzoni, Registrato e Mixato da Daniele Fasoli presso Phaser Studio di Seveso, e masterizzato da Eleven Mastering di Busto Arsizio, si avvale della preziosa partecipazione del clarinettista jazz Alfredo Ferrario nel brano “Giazz”. Realizzato senza parti plastiche, e con la collaborazione di artisti locali che hanno voluto impreziosire il booklet con i loro pennelli, e la loro creatività per voler rimarcare l’amore per la terra e il territorio.

Qual è il messaggio che vuoi comunicare attraverso le canzoni?

Sono molto legato alla mia terra e al mio territorio, che si estende dal mio paese nella bassa comasca, alla Valtellina, alle Dolomiti. Luoghi tanto belli, quanto fragili. Sono molto sensibile agli eventi che stanno portando a un cambiamento climatico sempre più evidente. Questo è un disco che tramite le sue canzoni fatte di storie a stretto contatto con il creato (dalla più poetica “Il canto della terra”, al “Druido di Fanes”, alla più ironica e goliardica “Tornerò a chiamarti amore”) vuole rimarcare il fatto che volente o nolente la nostra casa non è delimitata da quattro mura. Tutto il mondo è casa nostra e dobbiamo prendercene cura.

Autoproduzione oggi. Qual è la tua visione?

Questo è un argomento tosto. Potremmo parlarne per ore perché implica un sacco di cose. In breve. Io credo che oggi l’autoproduzione sia il motore della musica. I mezzi tecnologici hanno fatto in modo che una grande quantità di musicisti e artisti possano avere l’opportunità di creare un brano, arrangiarlo, produrlo, promuoverlo. Ed è bellissimo pensare che la musica non debba obbligatoriamente passare per grandi case discografiche. Certo, ogni musicista ha l’ambizione di lavorare sotto una grande casa discografica, che gli metta a disposizione i migliori professionisti del settore, ma oggi ha anche la possibilità di non averne bisogno. Ha la possibilità di muovere i primi passi nella discografia con pochi mezzi, con le proprie idee, il proprio estro, senza filtri. Dal punto di vista artistico è meraviglioso! Dal punto di vista pratico non è semplice. Anzi è complesso. Significa che un artista non deve più essere solo un bravo musicista, un bravo cantante, un bravo performer, ma deve anche occuparsi di tutto quello che sta intorno. Dev’essere un po’ imprenditore di sé stesso. Che non vuol dire far tutto da sé, ma circondarsi di persone che possano collaborare al prodotto. Per me è molto stimolante. Oltre a essere musicista sono anche grafico, per cui adoro occuparmi personalmente anche della parte visual dei miei dischi. Dal packaging, al booklet, alle mie pagine personali. Non credo che sia un lavoro che farei fare a qualcun’altro. ahahah

Ci sono degli artisti a cui ti ispiri per la tua musica?

Attualmente non ci sono degli artisti in particolare. C’è un mood, un genere con il quale mi sento affine e che fa da colonna sonora al mio quotidiano che è il Folk Rock. In passato, muovendo i primi passi ho avuto il mio faro nella notte. Sono sempre stato onnivoro di musica. Dal pop ai cantautori, dalla canzone popolare al rock. Mi soffermavo in particolare sul Folk, sul Rock, sulla musica popolare, cantautorale.… dialettale. Quando, da ragazzino mi sono arrivati alle orecchie i De Sfroos prima, e Davide Van De Sfroos poi, ho trovato la personificazione del mio mondo sonoro. Quindi sicuramente Davide Van De Sfroos è l’artista che maggiormente ha influito sulla mia musica. Forse talmente tanto da diventare, per un certo periodo, ingombrante. Oggi in generale mi ispira tutto il cantautorato italiano, e potrei citarne tanti artisti tra De André, De Gregori, Guccini, Finardi, Bertoli, Vecchioni… etc etc. Prevalentemente per l’approccio e lo sviluppo dei testi, e degli argomenti. Autori che fanno suonare le parole ancor prima di musicarle, autori di cui ogni canzone è un microcosmo.

In che modo il web e i social possono essere utili per l'attività di un artista?

Sono la vetrina sul mondo per ogni artista, e allo stesso tempo un pozzo inesauribile di ispirazione. Ci aiutano a stare in contatto con il pubblico, e a fare rete con i nostri colleghi. Sono fondamentali !!!

Come vedi il futuro della musica?

È un argomento che torna spesso nei discorsi di noi musicisti. Il futuro della musica. Io sono sempre quello positivo. Lo vedo molto fiorente !!! Seppur con molte difficoltà, oggi, proprio perché si è sviluppato un ampio mercato di artisti indipendenti che si autoproducono noto sempre di più la distanza tra il mainstream e l’underground. Anche se negli ultimi tempi qualcosa si sta muovendo per ridurre questo gap. Apprezzo sempre di più l’andare a cercare musica nei locali, nei festival, nelle piccole realtà. Lì trovi band che si fanno da sole, artisti e musicisti che non hanno nulla da invidiare ai grandi nomi. Credo che abbiamo due scelte: continuare ad ascoltare quello che vogliono altri e lamentarci, o andare a scovare quello che interessa a noi e godere.

Dott. ssa Angela De Gregorio, Musica & Comunicazione