La sperimentazione, intesa come atto creativo, è assolutamente alla base dell'improvvisazione musicale - Intervista al batterista Davide Rossato

La sperimentazione, intesa come atto creativo, è assolutamente alla base dell'improvvisazione musicale - Intervista al batterista Davide Rossato

Un quartetto di musica contemporanea e improvvisazione libera è il progetto che vede come batterista Davide Rossato. Un progetto dove la sperimentazione è il filo conduttore.


Ci approfondisci i tuoi studi musicali?


Dopo aver studiato presso la filarmonica di Noale, il mio paese natale in provincia di Venezia, ho approfondito gli studi presso il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia con Cristiano Calcagnile e Paolo pellegatti. Successivamente presso il Conservatorio Francesco Venezze di Rovigo. Nonostante i diplomi conseguiti in accademia, ho sempre cercato, e cerco tutt'ora, di portare avanti da solo la ricerca della mia espressività personale ed estetica artistica, una attività dunque fondamentale e senza limite per ogni artista che intenda emanciparsi dalle convenzioni e dagli schemi formali abituali.


Quali sono state le esperienze che ti hanno maggiormente formato?


In primis mi sento di dover molto a cristiano Calcagnile. Una mente brillante che ha inserito in me il seme della curiosità e della criticità delle cose. La necessità di spingermi sempre avanti, di non accontentarmi della visione globale dell'arte ma, al contrario, di andare sempre oltre, nella mia direzione. Le collaborazioni con evan Parker, Otomo Yoshihide e Vlatko Kucan, i più recenti tour a Londra ed Amburgo mi hanno altresi aiutato a crescere mentalmente e a formarmi artisticamente. Trovo molto utile circondarsi di attività extra-musicali che tuttavia richiamano sempre all'interiorità personale. Lo stesso praticare yoga sento che mi stia attualmente aiutando nella ricerca del silenzio, elemento chiave per chi, come me, fa musica improvvisata. Mi sento costantemente in crescita e alla scoperta di me stesso. Una sfida che spero durerà tutta la vita e che, unita a una grande mole di studio, mi continuerà a dare soddisfazioni.


Il tuo progetto è un quartetto di musica contemporanea e improvvisazione libera. Ce ne vuoi parlare?


Si, il progetto è composto da me alla batteria ed agli oggetti, Marco Bussi al pianoforte, Pietro Frigato alla chitarra elettrica ed elettronica, Daniel Savio alla chitarra elettrica, elettronica ed oggetti. È un quartetto che ha come obiettivo quello di far viaggiare con la mente il pubblico. Mediante la giusta combinazione tra suono e silenzio, creiamo nell'immaginario collettivo delle scene, delle suggestioni, delle visioni che trasportano altrove l'ascoltatore offrendogli una chance, una via d'uscita.  Si pone il discorso quindi molto sull'ascolto e sulla libertà individuale. Così come nella pittura il solo colore è usato per creare ed esternare emozioni che richiamano alla parte spirituale dell'intelletto umano, allo stesso modo nella musica contemporanea, si pone la massima attenzione al suono.  È un progetto in continua espansione ed in continua evoluzione.. Aperto ad ogni genere di input. Abbiamo esordito al festival ''The art of improvisation'' lo scorso 29 giugno ad Amburgo con la conseguente registrazione e creazione di un disco live che sarà presto edito per la nota etichetta "setola di maiale records".


Sei aperto alla sperimentazione?


Si, assolutamente si. La sperimentazione, intesa come atto creativo, è assolutamente alla base dell'improvvisazione musicale.


Cosa pensi della situazione concertistica italiana?


Penso che in Italia ci siano varie situazioni concertistiche e che non si possa ricondurre tutto ad uno. Da ciò che vedo, maggiormente che all'estero, la situazione concertistica da noi, per quanto riguarda la cosiddetta "nuova musica", è piuttosto dura. Spesso grandi talenti si ritrovano a non suonare con una frequenza regolare e quindi ad essere conosciuti solo dagli "addetti ai lavori", perdendo così il contatto con il grande pubblico e la possibilità di comunicare che ne deriva. A mio parere, manca il filo rosso che collega organizzatori, artisti e grande pubblico. Le persone devono  pretendere qualcosa in più dalla musica e dall'arte tutta. Tuttavia il nostro paese è ricco di festival e realtà che funzionano e che permettono alle menti creative di esprimersi liberamente. Sono dell'opinione che se nell'ascoltatore è presente la curiosità, l'Italia offra davvero un gran numero di artisti validi ed originali.


In che modo il web e i social media possono essere utili per l'attività di un musicista?


I social, secondo il mio parere, sono davvero utili per mettere in contatto le persone. Per un musicista possono funzionare, in piccolo, come un ufficio stampa. Non solo, possono essere utili per conoscere altri artisti affini musicalmente, farsi vedere e perché no... cominciare nuove collaborazioni. Penso che al giorno d'oggi siano centrali per la creazione di un immagine generale.


Come vedi il futuro della musica?


Riservo dentro di me grandi speranze. Ho la certezza che di bella musica ce ne sia ancora tanta.. va cercata. Coltivo la speranza di una musica sempre più mista di influenze diverse. Uno spazio libero dove ritrovarsi e contaminarsi apertamente senza etichette di genere predefinite. Il futuro della musica è la musica stessa, amiamola per questo. Grazie

Angela De Gregorio

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